Processo bis al via Trema la Reggina C’è anche il Milan

Oggi tocca ai calabresi che rischiano la B. Domani all’Arezzo e al rossonero Meani

Gian Piero Scevola

Maxiprocesso, atto secondo. Anche se quello che si apre questa mattina alle 9 a Roma nella sede della federcalcio, di maxi ha davvero poco: niente Olimpico blindato; nessuna grande società alla sbarra; personaggi di rilievo vicini allo zero assoluto. E nemmeno i giudici del primo, perché il presidente della Caf, Cesare Ruperto, uno dei massimi costituzionalisti in circolazione, s’è preso le ferie estive e con lui l’intera commissione che aveva giudicato Juventus, Fiorentina, Lazio, Milan e tanti illustri personaggi del mondo pallonaro. Lo sostituirà Sergio Artico, una vecchia e apprezzata conoscenza delle aule giudiziarie sportive, con un collegio composto da Giorgio Trovato, Serapio Deroma, Pierfrancesco Grossi e Fabrizio Hinna Danesi.
Le indagini di Francesco Saverio Borrelli, mutuate dall’inchiesta della Procura di Napoli, con una mole impressionante di intercettazioni telefoniche e una accurata relazione consegnata al Procuratore federale Stefano Palazzi, hanno fatto sì che la Reggina e il suo presidente Lillo Foti venissero deferiti per illecito sportivo, slealtà e responsabilità diretta. Sono 11 le partite della Reggina, riferentesi al campionato 2004/05, finite nel mirino del magistrato militare, quello che è stato ritenuto il grande sconfitto del primo processo. Palazzi ipotizza a carico di Foti la violazione plurima dell’articolo 1 e per questo deferisce la Reggina per responsabilità diretta e presunta (a causa dell’intervento dell’allora designatore Paolo Bergamo, uscito dal primo processo per aver rassegnato le dimissioni e per difetto di giurisdizione) per illecito sportivo avendo cercato di assicurarsi «un vantaggio in classifica» (guarda caso, lo stesso capo d’accusa mosso alla Juventus retrocessa in B). Il colpo di grazia però Palazzi lo assesta per le tre trasferte della Reggina (contro Atalanta, Sampdoria e Palermo) accusata di violazione dell’articolo 6 con atti tesi «a interferire sull’andamento di una determinata gara». Ma siccome non può esservi illecito se non si dimostra anche il coinvolgimento dell’arbitro (come attestato dalla Corte Federale di Piero Sandulli che con un bel colpo di spugna ha derubricato tutto da articolo 6 ad articolo 1), ecco il deferimento dei fischietti Tiziano Pieri e Paolo Dondarini (un recidivo, prosciolto nel primo processo).
La Reggina e Foti, che hanno proclamato a più non posso la totale innocenza, si trovano addosso un’accusa pesantissima ma possono guardare con fiducia al futuro perché, anche in questo caso, manca quell’ultimo anello che ha fatto crollare tutte le accuse di illecito in secondo grado davanti alla Corte Federale: la prova dell’avvenuto coinvolgimento dell’arbitro e della sua adesione al progetto. Non c’è una sola intercettazione dove Bergamo informa l’arbitro dell’illecito e Pieri e Dondarini sono perciò accusati solo di «omessa denuncia». Esiste però una fitta serie di telefonate tra Foti e Bergamo che fanno pensare a un illecito strutturato per favorire la Reggina ed evitarle di finire in B. Ma la pistola fumante, la prova certa non c’è. A trarre vantaggio di una retrocessione della Reggina in B sarebbe il Lecce recuperato nella massima serie. «Qualcuno mi dovrebbe spiegare dov’è la norma che impediva al presidente della Reggina di telefonare, per motivi assolutamente leciti, al designatore Bergamo», afferma polemicamente Giuseppe Panuccio, avvocato difensore degli amaranto. «Non vogliamo apparire come la vittima designata o un capro espiatorio per la nostra presunta amicizia con la Juventus».
Oggi Reggina alla gogna, dunque, domani invece toccherà all’Arezzo per la gara di serie B con la Salernitana: deferimento per responsabilità presunta a causa dei favori dell’assistente Stefano Titomanlio che, in una telefonata con il responsabile dei guardalinee Gennaro Mazzei e l’amico Leonardo Meani, dirigente addetto agli arbitri del Milan, si era vantato di aver fermato di proposito con fuorigioco inesistenti gli attaccanti campani. Rischia una penalizzazione l’Arezzo, una lunga sospensione Titomanlio e Mazzei, solo un’ammenda per omessa denuncia Meani. Peccato che Meani, come dirigente rossonero, seppure defilato e «precario», coinvolga nel processo il Milan per responsabilità oggettiva. Una situazione dalla quale i rossoneri usciranno completamente puliti e che, con un po’ più di intelligenza, non li avrebbe dovuti nemmeno vedere coinvolti.