Al via il processo contro la ditta di manutenzione

In aula il sub salvato nel 2003 dal vigile del fuoco Simone Renoglio

«Mentre cercavo di verificare cosa era accaduto, per consentire all’Enel di risolvere il problema, in un momento sono stato risucchiato dalla corrente, trascinato e sono rimasto incastrato sotto la paratia della diga per circa tre ore». Paolo De Jure, il sub rimasto incastrato nelle acque del Tevere, nei pressi della diga di Castel Giubileo, il giorno in cui morì il sommozzatore dei vigili del fuoco di Ostia Simone Renoglio, ha ricordato in aula ieri, davanti al giudice monocratico di Roma, quel tragico 14 gennaio 2003. Lo ha fatto nell’ambito del processo nel quale uno degli amministratori della Adriatic Sub Service (la società per la quale lavorava), Antonio Gianfreda, è accusato di lesioni gravi proprio per quei fatti di cui De Jure è parte offesa. Renoglio perse la vita proprio mentre prestava soccorso al sub rimasto incastrato sott’acqua. Paolo De Jure dopo quell’episodio non ha potuto più continuare la sua professione. «Rimasi inabile fino al giugno 2004. Adesso lavoro come assistente tecnico presso l’Agenzia per la tutela ambientale della regione Abruzzo. Il sub è un lavoro che probabilmente non potrò più fare». Nell’ambito di questa stessa vicenda, nel marzo dello scorso anno il gup dispose il proscioglimento, perché il fatto non sussiste, di Paolo De Santis e Carlo Rosa, rispettivamente il capo della squadra sommozzatori e il coordinatore del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco, che quel giorno soccorsero De Jure.