Processo per i semafori truccati In 225 vogliono un risarcimento

Sono 225 gli automobilisti che ieri hanno chiesto di costituirsi parte civile contro 33 persone tra sindaci, comandanti di polizia locale, funzionari comunali e amministratori coinvolti nell’inchiesta sui presunti appalti irregolari con cui sono state assegnate alla Scae spa e alla Citiesse srl l’installazione e la gestione dei T-red, le apparecchiature per la rilevazione automatica di infrazioni al rosso semaforico, in 35 comuni, 14 dei quali lombardi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti e subappalto irregolare. Secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, titolare dell’inchiesta, avrebbero creato un «cartello» con le aziende fornitrici dei dispositivi elettronici di rilevamento delle infrazioni al codice della strada, denominati T-Red, per fare cassa sulle multe. Oltre agli automobilisti hanno chiesto di essere parte civile il Codacons, una società di trasporti che ha preso diverse multe e la società produttrice delle stesse apparecchiature.
All’esame del giudice per l’udienza preliminare Bruno Giordano ci sono le gare che sarebbero state truccate da Raoul Cairoli, amministratore unico di Citiesse srl di volta in volta in concorso con altri indagati in 35 comuni. In particolare Cairoli è accusato con Giuseppe Astorri, direttore commerciale di Scae spa; Simone Zari, socio della Centro Servizi srl; e Antonino Tysserrand, amministratore unico della Tecnotraffico srl, di associazione per delinquere allo scopo di turbare la libertà degli incanti, «a mezzo di un accordo collusivo di “cartello“ da lui promosso e organizzato al fine di favorire l’acquisizione di contratti con enti pubblici territoriali a vantaggio delle aziende a loro riferibili», si leggeva nell’avviso di conclusione delle indagini.
Cairoli, Astorri e Zari rispondono inoltre a vario titolo di alcuni episodi di violazione della legge 646 del 1982 perché si sarebbero ceduti in mancanza delle prescritte autorizzazioni, opere riguardanti l’installazione e il noleggio dei T-red.
L’inchiesta era partita da un esposto dei cittadini di Segrate e si era via via allargata ai comuni di Paullo, Spino d’Adda, Cinisello Balsamo, Masate, Settala, Seveso, Albese con Cassano, Vertemate con Minoprio, Gazzada Schianno, Somaglia e i comuni mantovani di San Giorgio, Redondesco e Viadana.
Tra gli imputati figurano dunque il sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini; il comandante dei vigili di Segrate, Lorenzo Giona e il suo vice, Dario Zanchetta, accusati di aver disposto «il funzionamento a tre luci, 24 ore su 24, dei semafori sui quali erano installati i T-red, in assenza del necessario requisito delle “particolari condizioni di circolazione“» previsto dall’articolo 169 del codice della strada, per fare cassa con le conseguenti multe. Tra i coinvolti anche il sindaco uscente di Spino D’Adda, Costantino Rancati.
L’udienza preliminare, dopo la presentazione delle richieste di costituzione come parte civile è stata rinviata al 16 giugno, quando le difese presenteranno le proprie eccezioni. Degli automobilisti che si ritengono vittime delle multe selvagge, 180 sono rappresentati dall’avvocato Maria Francesca Fuso, che aveva firmato il primo esposto; 45 dall’avvocato Gianclemente Benenti.