Processo Juve: niente doping, tutti assolti

Alessandro Parini

da Torino

La voce di Gustavo Witzel, presidente della terza sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Torino, è quasi un sibilo. Ore 16,20 di ieri, il momento più atteso da Antonio Giraudo e Riccardo Agricola, amministratore delegato e responsabile dello staff medico della Juventus, imputati nel processo di secondo grado per frode sportiva, abuso a somministrazione di farmaci. «Assolti», dice Witzel specificando poi successivamente gli articoli del codice presi in esame.
Il dottor Agricola non sta nella pelle e urla qualcosa, subito zittito dal suo avvocato. Witzel va avanti: quando termina di leggere il dispositivo della sentenza, sembra di essere stati catapultati in uno stadio. Baci, abbracci, anche lacrime. Moggi si materializza in aula con le lenti degli occhiali appannate, Giraudo sussurra: «Vorrei che Gianni e Umberto Agnelli fossero qui». Poi arrivano i parenti: tutti urlano e si stringono in un solo abbraccio. L’avvocato Chiappero, legale di Agricola, mostra orgoglioso il proprio telefonino sul cui display campeggia l’immagine di uno dei trionfi juventini: «Siamo tutti così», dice a voce alta. Vincenti.
La paura più grossa è terminata: dopo la condanna di Agricola in primo grado (Giraudo era stato prosciolto, ma con una formula che al collegio difensivo non era piaciuta per nulla), ieri è arrivata un’assoluzione piena. La somministrazione di epo, data per certa dal perito D’Onofrio nelle fasi finali del processo di primo grado? Il fatto non sussiste, secondo quanto certificato ieri. La frode sportiva e l’abuso di farmaci? Il fatto non costituisce reato, «perché la legge 401 del 1989 non può essere applicata in quanto non è dimostrata l’alterazione delle prestazioni con la somministrazione dei medicinali», ha poi spiegato Anna Chiusano, legale di Giraudo. «Viene meno, dunque, tutto il castello accusatorio».
Crollato come un castello di carte buttato giù da una folata di vento. Resta, innocua, un’ammenda di duemila euro che Giraudo dovrà pagare per violazione della legge 626, quella sulla sicurezza dell’ambiente lavorativo: i medicinali trovati presso la sede d’allenamento della Juventus non erano infatti conservati in un magazzino a norma. Guariniello e i quattro magistrati che sostenevano l’accusa accusavano il colpo: nessuna dichiarazione, dritti nell’ufficio ai piani superiori del PalaGiustizia a pensare magari al ricorso in Cassazione, ultimo grado di giudizio.
«Non lo temiamo – ha subito detto Agricola, condannato in primo grado a un anno e dieci mesi -. Questa sentenza cancella tutto quanto detto e fatto in sette anni e due mesi lunghissimi: un’esperienza che è stata distruttrice sulla mia persona dal punto di vista fisico e morale. Mi riprenderò. Prima di dire o fare certe cose, però, bisognerebbe pensarci non una ma mille volte. Tredici mesi fa, in occasione della sentenza di primo grado, dissi che avrei voluto verificare se l’esperimento giudiziario che veniva fatto sulle mie spalle avrebbe mantenuto la propria forza anche nei gradi successivi: quell’esperimento è miseramente fallito, ma l’assoluzione appena arrivata mi ripaga solo parzialmente di quello che ho patito».
La giornata è stata comunque lunga. Le controrepliche della difesa, iniziate alle 9,25, sono terminate alle 10,50: dopo di che, il giudice Witzel si è chiuso in Camera di Consiglio uscendone solo dopo le 16, segno forse che tra i giudici non tutti i pareri erano concordi. Ora il sipario è calato. Come si era augurata Anna Chiusano e come forse, al contrario, non avrebbe voluto Zdenek Zeman. Da una sua intervista rilasciata al settimanale l’Espresso era nato lo scandalo. Spazzato via dalla sentenza più attesa dell’anno.