Processo lungo, fiducia con giallo

RomaIl governo in Senato incassa la fiducia sul «processo lungo». Sul provvedimento arriva il sì da Palazzo Madama, con 160 voti a favore e 139 no. Voto contrario dall’opposizione, che addita il ddl come norma «ad personam», modificato in corsa per facilitare la prescrizione dei processi, e corollario di protesta in aula di alcuni senatori Idv che hanno mostrato la scritta «ladri di giustizia». Ma c’è un giallo: un presunto errore nella stesura del testo, nella parte relativa alle limitazioni dei benefici di pena, che per l’opposizione inficerebbe il voto di fiducia di ieri, costringendo la maggioranza a riscrivere il provvedimento alla Camera e dilatando i tempi di approvazione. Un timore che fonti della maggioranza definiscono infondate: «Si è solo deciso di escludere dai benefici il reato di strage anche nell’ipotesi in cui non vi siano state vittime, quando è prevista la pena fino a 15 anni e non l’ergastolo. Da qui il giallo».
A smorzare le critiche sul merito, invece, prova Francesco Nitto Palma, ieri al suo esordio «sul campo» da Guardasigilli, che taglia corto sulle conseguenze del provvedimento. «Il processo lungo appena passato al Senato? Si dicono tante inesattezze», ha spiegato il successore di Alfano: «Non avrà nessun effetto deflagrante». Soffia invece sul fuoco della polemica il Csm. Secondo il vicepresidente Vietti, infatti, il cosiddetto «processo lungo» va «esattamente nella direzione opposta rispetto all’Europa», relativamente alla durata dei processi. E puntualmente arriva anche la bocciatura dell’Anm, che per bocca del presidente Luca Palamara bolla il ddl come «inaccettabile»: «La giustizia è una cosa seria, ma purtroppo nell’ultimo periodo rischia di essere ridicolizzata: processo lungo, processo breve, la verità è che si vuole impedire di portare il processo a sentenza. È un favore ai criminali e si nega la giustizia alle vittime».
Il ddl approvato ieri torna dunque alla Camera per l’approvazione definitiva, ma lo scontro sui contenuti tra maggioranza e opposizione resta aspro. Detto delle proteste dell’opposizione, commenti di tenore contrario arrivano dagli esponenti della maggioranza. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, prima del voto ha rivendicato «il diritto di batterci per un provvedimento in cui crediamo», attaccando l’intenzione dell’opposizioni di «abbattere qualcuno con l’uso politico della giustizia». Insomma, «nessun piede del padrone e nessun regime», ha concluso il presidente dei senatori del Pdl, «facciamo liberamente una legge giusta». Il provvedimento, nato in origine solo per rendere inapplicabile il giudizio abbreviato ai delitti che prevedono l’ergastolo, si è via via arricchito di ulteriori previsioni normative di stampo garantista. Il ddl prevede per esempio che le sentenze di altri processi, passate in giudicato, non abbiano valore di prova, con l’eccezione dei reati di terrorismo e mafia. Questo è uno dei punti maggiormente criticati dall’opposizione. Viene inoltre consentito alla difesa dell’imputato di «interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico». Aumenta il diritto alla prova, concedendo ai difensori la possibilità di interrogare testi e acquisire mezzi di prova favorevoli ai loro assistiti, a parità di condizioni con i pm. Lo scopo dichiarato è quello di equilibrare maggiormente accusa e difesa, impedendo il «taglio» indiscriminato dei testi della difesa, lasciando come unico filtro la «non pertinenza». Restano le previsioni mirate a escludere rito abbreviato e sconto di pena, per reati che prevedano l’ergastolo. Limitati anche i benefici per gli ergastolani condannati per reati particolarmente efferati (strage e sequestro di persona con morte del sequestrato), che potranno goderne solo dopo aver scontato 26 anni di pena.