Processo Mills, Briatore scagiona Silvio in aula: dall'avvocato inglese strani giri sui miei conti

Anche l’erede del compositore Mahler contro il legale. Berlusconi torna
in tribunale: prevista una sua deposizione già nelle prossime udienze

Milano Cosa ha a che fare la moglie di un grande musicista, icona della cultura italiana nel mondo, con un avvocato inglese specializzato in società off-shore? L’interrogativo fa irruzione ieri nell’aula del processo a Silvio Berlusconi per la mazzetta che - secondo la Procura - avrebbe fatto avere a David Mills, il legale d’oltremanica che si occupava dei conti esteri della Fininvest. Ma Mills, è emerso nel corso delle indagini, non lavorava solo per il Cavaliere. Ad utilizzare le sue prestazioni riservate erano numerosi altri clienti di fama. Tra questi, la nipote del grande Gustav Mahler. Ed è frau Mahler che ieri, interrogata in aula, rivela: a presentarmi Mills fu la moglie di Claudio Abbado.

È la prima volta che il nome della signora Abbado compare nella vicenda, e quindi non si può sapere perché utilizzasse i servigi del legale londinese. Marina Mahler invece la sua verità la spiega in aula: chiese a Mills di aprirle un conto fiduciario, e per questo il legale la accompagnò a Ginevra e fece delle copie del suo passaporto. Ma quel che accadde dopo la lasciò di sasso: «Ha usato il mio nome su un suo conto per anni, senza che io ne sapessi nulla e l’ho scoperto poi dai giornali. È incredibile». Frau Mahler trasuda indignazione: «Non so come si sia permesso col nome della nostra famiglia di fare questo. L’ho saputo dai giornali inglesi anni dopo, ero stupefatta, inquieta, scioccata».

Il problema è che la nipote del grande Gustav non è la sola cliente delusa di Mills. Di pasticci fatti a loro insaputa sui conti cifrati aperti dal legale hanno già parlato i fratelli Paolo e Mariolina Marcucci. E ieri a raccontare di essere stato anche lui vittima delle disinvolture dell’avvocato arriva in aula anche Flavio Briatore, già potente manager di Formula Uno: «Gli chiesi di aprire una scatola vuota dove fare arrivare i soldi che dovevano venirmi dalla vendita della mia quota in Renault. Poi scoprii che la scatola non era vuota affatto». Sta emergendo, insomma, che Mills amava fare un po’ di confusione tra i suoi soldi e quelli dei suoi clienti. E poiché proprio su quei conti sarebbero arrivati anche i 600mila dollari della Fininvest, ricostruire per vita contabile cosa sia davvero accaduto rischia di diventare difficile.

Ad ascoltare la deposizione in aula di Briatore, c’è anche Silvio Berlusconi, che per il quinto lunedì mantiene il suo impegno di essere presente alle udienze milanesi. Ma c’è il silenzio elettorale, e il Cavaliere vi si attiene strettamente: l’unica frase che rivolge ai cronisti giudiziari è tutt’altro che amichevole, «dei giornalisti non mi fido», segno che probabilmente i resoconti delle sue ultime esternazioni a bordo aula non lo hanno granché soddisfatto. Ma basta questa battuta del premier a sollevare le ire del pm Fabio De Pasquale, che già l’altra volta aveva diffidato Berlusconi dall’utilizzare l’aula di udienza per chiacchierare con i giornalisti, e anche ieri gli si rivolge brusco: «Per favore, fuori dall’aula!».
Ci si rivede lunedì prossimo, con la testimonianza dell’armatore napoletano Diego Attanasio: e anche lì si tornerà a parlare delle disavventure contabili di David Mills, perché anche Attanasio era un cliente del legale, e anzi proprio da lui venivano - secondo i difensori del premier - i 600mila dollari arrivati a Mills, quelli che invece secondo la Procura venivano dalla Fininvest per ringraziare il legale dei suoi tricky corners, le bugie raccontate ai pm milanesi che lo interrogavano sui conti segreti del Biscione.

Anche lunedì prossimo Berlusconi sarà presente in aula, fanno sapere i suoi legali: e non è escluso che in una delle prossime apparizioni in aula il premier chieda di lasciare il banco delle difese per andare a sedersi davanti ai giudici e raccontare la sua verità.