Il processo Mills? Giustizia creativa

Caro Granzotto, dopo aver letto una prima e una seconda volta l’articolo sul caso Mills e sul processo contro Berlusconi senza che Berlusconi venga processato la mia fiducia nella magistratura è calata ai minimi termini. Mi chiedo, ma cosa ci sta a fare il Csm? Ma non si rende conto dei danni di immagine che può provocare una giustizia che non posso non definire «creativa»? Ci vuole tanto a bloccare quello stravagante processo?


Giustizia «creativa» ci sta a pennello, caro Lomartire. E la creatività non riguarda l’aver spezzato in due tronconi il processo e nemmeno nel non tener conto e anzi farsene un baffo di una legge dello Stato - il Lodo Alfano - giudicata, tanto per tenere ben viva la separazione dei poteri, dall’uno (il Pm Fabio De Pasquale) «criminogena» e dall’altra (il giudice Nicoletta Gandus) «di assoluta irragionevolezza». No, la creatività risiede in un’acrobazia giuridica che per la sua audacia, ma diciamo pure per la sua temerarietà, merita l’applauso. L’accusa mossa all’avvocato David Mills è, come noto, di aver ricevuto da Silvio Berlusconi 600mila dollari per rilasciare testimonianze diciamo così addomesticate in due precedenti processi. Corruzione, quindi, e siccome la corruzione abbisogna di due attori, il corrompente e il corrotto, condannando Mills si condanna anche Berlusconi. E fin qui, cose note e stranote. Altra cosa nota e stranota è che il reato per il quale Mills (e di rimbalzo il Cavaliere) è accusato risulta prescritto a far data febbraio 2008. È stato giusto, è stato sbagliato prescriverlo? Non lo so e non mi interessa: è prescritto punto e basta. Ma allora, come mai la dottoressa Gandus insiste nel voler svolgere un processo che attiene a un reato prescritto? Un reato che non è più un reato? Del quale, pertanto, nessuno può essere accusato? Semplice: perché il Pubblico ministero dottor Fabio De Pasquale ritiene, manifestando indubbio talento creativo, chapeau, che il reato di corruzione non si manifesta allorché si consuma, ovvero quando il corruttore allunga il peculio al corrotto, ma quando quest’ultimo lo utilizza, lo spende. E siccome Mills «movimentò» i famosi 600 milioni che l’accusa presume, ipotizza, favoleggia essere il prezzo della presunta, della ipotizzata, della favoleggiata corruzione due anni dopo averne avuto la disponibilità, ne consegue che anche la prescrizione del reato slitta di due anni scattando, per l’avvocato e per il Cavaliere, nel febbraio 2010. Dando alla Corte tutto il tempo necessario per mandare in galera l’uno e l’altro. Se la cosa andasse in porto, se cioè venisse accettata questa lettura dei fatti, ne vedremo delle belle, caro Lomartire. Ci sarà da divertirsi perché, faccio un esempio, non sarebbe più sufficiente cogliere un ladro con le mani nel sacco o rinvenire in casa sua la refurtiva per accusarlo di furto. Toccherà attendere che col grisbì ci si paghi almeno una pizza. Però chiedendo lo scontrino fiscale, da esibire poi in Tribunale come prova. Nel caso contrario, solo una multarella.