Processo per omicidio ad Abbatino

A circa 25 anni dai fatti contestati, Maurizio Abbatino e Vittorio Carnovale, due noti esponenti della Banda della Magliana, attualmente collaboratori di giustizia, sono stati rinviati a giudizio per rispondere, a seconda delle posizioni, di cinque omicidi avvenuti tra il 1981 ed il 1983, epoca in cui l’organizzazione criminale imperversava nella capitale con tutto il suo carico di fuoco e di spietatezza.
A disporre il processo, su richiesta del pm Andrea De Gasperis, è stato il gup Maria Antonietta Ciriaco. Il processo, che approda in un’aula di giustizia dopo una serie ininterrotta di intoppi procedurali e costituisce uno stralcio del processo principale alla Banda della Magliana, comincerà il 13 giugno prossimo. Abbatino e Carnovale saranno giudicati dal collegio della terza corte d’Assise per gli omicidi di Giuseppe Magliolo, avvenuto a Ostia il 24 novembre 1981, Claudio Vannicola (Roma, 23 febbraio 1982), Fernando Proietti (Roma 30 giugno 1982), Angelo De Angelis (Grottaferrata, 24 febbraio 1983) e Michele D’Alto (Roma, 31 luglio 1982). Tutti morirono per colpi d’arma da fuoco.
Gli imputati devono rispondere di omicidio volontario premeditato. Gli omicidi avvennero nel quadro della guerra scoppiata a Roma tra bande rivali per la gestione delle attività criminali. In particolare, per questioni legate al traffico della droga e per vendetta. Abbatino e Carnovale sono accusati di aver commesso i delitti in concorso con altre persone decedute o già condannate per gli stessi episodi. Gli omicidi avvennero nel periodo più cruento della guerra tra bande criminali. Magliolo, che all’epoca era sottoposto all’obbligo di firma, fu ucciso a colpi di pistola da quattro persone che lo avvicinarono mentre si accingeva a salire a bordo della sua auto per raggiungere il commissariato di Ostia dove era atteso per la firma. Vannicola fu freddato in un circolo dopolavoro dell’Enal da tre persone che indossavano maschere di carnevale. Proietti, appartenente ad un clan particolarmente agguerrito e rivale della Banda della Magliana, fu ucciso a bordo della sua auto in viale Marconi. Il cadavere di D’Alto, conosciuto come «Guancialotto», fu scoperto in un terreno a Val Melaina. Gli investigatori hanno sempre sospettato che fosse stato attirato dai suoi sicari in quella zona con il pretesto di provare un’arma. De Angelis, infine, fu ucciso in una villa di Grottaferrata ed il suo corpo fu nascosto nel bagagliaio di un’auto.