Processo a Pontone e Lamorte, An commissaria i due tesorieri

Il patrimonio del partito conta immobili e denaro liquido per un valore
di quasi 500 milioni di euro: beni «congelati» dagli ex aennini fedeli
al Pdl

Roma - Eppure i finiani ci hanno provato fino all’ultimo a invocare una sorta di «legittimo impedimento». No, non a Montecitorio ma nel Parlamentino che gestisce il patrimonio mobiliare e immobiliare degli ex An, dove si sta verificando lo stesso acido scontro tra frondisti e lealisti. In pratica la partita si gioca attorno alla cassaforte del partito, confluita in un’associazione che nel 2011 si trasformerà in fondazione. Tesoriere è un comitato di gestione a maggioranza finiana mentre a gestire l’intero e immenso patrimonio immobiliare sono due società che fanno capo al finiano Donato Lamorte. Nello scrigno di An, solo in mattoni si parla di settanta immobili del valore di circa 400 milioni di euro. In liquidi, invece, dovrebbero esserci circa 70 milioni di euro.

Vista la scissione in atto, i pidiellini ex An stanno cercando se non di sfiduciare i fedelissimi del presidente della Camera, quantomeno di congelarne le mosse. Già nei giorni scorsi Lamorte ha cercato in tutti i modi di rinviare la discussione davanti al comitato dei garanti. Martedì, per esempio, i finiani non si sono presentati alla riunione, mandando all’aria il faccia a faccia. L’intenzione: rinviare lo scontro sine die. Niente da fare, i lealisti hanno insistito: «Vediamoci alle 14». I finiani: «No, facciamo alle 16». I lealisti: «Ma alle 17 c’è il voto sulla mozione Caliendo». I finiani: «Va beh, allora rimandiamo tutto». I lealisti: «Macché: vediamoci lo stesso». Questi ultimi hanno insistito e vinto. Il comitato dei garanti s’è riunito ieri pomeriggio, presenti i nove membri: Lamorte, Raisi, Digilio (finiani), Gamba, Leo, Caruso, Biava, Valentino e Petri (lealisti).

Un summit dove lo scontro è stato molto aspro. In pratica i pidiellini avrebbero chiesto di mettere in mora il comitato di gestione, composto da Rita Marino (storica segretaria personale di Fini), Vincenzo Pontone (finiano) e Giovanni Catanzaro (lealista): una sorta di esecutivo del comitato dei garanti, che è invece a maggioranza lealista. Gli ex aennini fedeli al Pdl sono però riusciti a congelare le operazioni degli avversari: nessuno dovrà toccare nulla del tesoretto, che deve restare di tutti. Di fatto, una sorta di commissariamento di chi detiene le chiavi della cassaforte dell’ex Alleanza nazionale.

«Abbiamo congelato la situazione, posto dei paletti e rinviato a settembre un’ulteriore riunione del comitato dei garanti», dice al Giornale Pierfrancesco Gamba. Che spiega: «Al comitato di gestione, cui erano già stati ridotti i poteri all’ordinaria amministrazione, è stato consentito attraverso una delibera di poter spendere soltanto 5mila euro al mese, oltre alle cosiddette spese ricorrenti». Spese ricorrenti autorizzate per il pagamento degli stipendi del personale di via della Scrofa, utenze telefoniche, affitti di qualche appartamento.
Il timore non dichiarato è che i finiani peschino da lì per aiutare a far crescere un eventuale nuovo partito. Sospetti, frizioni, a tratti parole grosse. Anche perché i lealisti hanno rinfacciato ai finiani di aver anticipato circa 3,5 milioni di euro al Secolo d’Italia, il cui editore è il finianissimo Raisi. In più s’è rinunciato a 950mila euro di crediti nei confronti del giornale diretto da Flavia Perina. Perché? E il redde rationem finale si giocherà proprio sul patrimonio, visto che è stato deciso di affidare a una società di revisione dei conti l’intero patrimonio del partito e la sua gestione non sempre cristallina. Escluso, comunque, che le due fazioni si possano in futuro spartire la torta. Insomma, se divorzio sarà, non ci sarà alcuna divisione dei beni.

Sebbene la discussione sul tesoretto sia stata decisa prima che scoppiasse il bubbone della casa di Montecarlo, proprio l’affaire sull’appartamento monegasco è stato ulteriore motivo di scontro tra le due fazioni ex aennine. Con un cotè di boatos, smentite, illazioni, accuse e controaccuse. Il duello continua.