Processo a Prodi

Tony Blair offre una grande opportunità all'Unione Europea che presiederà a partire dal 1° luglio prossimo: modernizzare l'Europa per affrontare le sfide del nuovo secolo e rispondere alle esigenze reali dei suoi cittadini. Basta con il chiacchiericcio, passiamo alla sostanza e alle riforme, è la sostanza del suo programma. È una opportunità che responsabilmente devono cogliere tutti gli europei: le istituzioni dell'Ue, i suoi Paesi membri, i capi di Stato e di governo e ciascun cittadino. Anche perché questa opportunità, che più volte si è presentata in passato, le classi dirigenti l'hanno sempre evitata come la peste. Tutti hanno una parte di colpe ma, se c'è un colpevole, Blair lo ha, di fatto, identificato nell'ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi.
Rileggiamo quel che il primo ministro britannico ha detto davanti al Parlamento europeo. «La Dichiarazione di Laeken, che ha aperto la via all'elaborazione di una Costituzione, era destinata a riavvicinare l'Europa ai cittadini. Lo ha fatto?». No, è la risposta implicita e i risultati li abbiamo avuti con i referendum francese e olandese sul Trattato costituzionale europeo. Ancora: «Il piano di azione di Lisbona è stato lanciato nel 2000 con l'ambizione di fare dell'Europa l'economia più competitiva al mondo all'orizzonte 2010. Ci siamo arrivati?». Ancora no, anzi in tutti questi anni l'economia europea ha perso competitività ed è entrata in una stagnazione. Blair ricorda poi che «Consiglio europeo dopo Consiglio europeo, ci siamo pronunciati sui mezzi da mettere in opera per rimettere l'Europa in fase con i cittadini. Cosa abbiamo fatto?». Niente a parte balbettamenti inconsistenti. In termini generali, la Commissione europea è guardiana dei trattati ma, anche e soprattutto, motore dell'Unione Europea attraverso il suo potere di iniziativa. Da questo punto di vista, il bilancio dei cinque anni di presidenza Prodi è stato disastroso in termini di risultati.
Ma c'è un problema più grave, che attanaglia la vita quotidiana dei cittadini europei, e che non è stato affrontato dalla Commissione Prodi: quello dello stato dell'economia del continente. Blair ha ricordato che il modello sociale europeo attuale vale poco se ci sono «20 milioni di disoccupati e tassi di produttività inferiori a quelli degli Usa, forma meno diplomati in materie scientifiche dell'India e - quale che sia l'indice preso in considerazione per una economia moderna - la qualificazione, la ricerca, lo sviluppo, i brevetti, le tecnologie dell'informazione, lungi dal progredire, fanno passi indietro». Come uscire da questa situazione di crisi? Blair ci ricorda che «ci hanno già detto come fare», con due rapporti commissionati da Romano Prodi, ma che lo stesso ex presidente della Commissione ha poi relegato a «contributi al dibattito».
Nel novembre dello scorso anno, l'ex primo ministro olandese, Wim Kok, presentò le sue raccomandazioni per rilanciare la Strategia di Lisbona. Il rapporto Kok presentava venti ricette per rilanciare la competitività: rimozione degli ostacoli per la mobilità di scienziati, istituire un Consiglio di Ricerca europeo, aumento del 50% dell'accesso alla banda larga, accordo sul brevetto comunitario riducendo costi e tempi di protezione della proprietà intellettuale, rimozione degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi, liberalizzazione dei mercati finanziari, aiuti alle piccole imprese, eccetera. Si dirà che la Commissione Prodi era in fine mandato e quindi non ha avuto tempo di agire, ma la verità è che le idee di buon senso del rapporto Kok erano conosciute da tempo - sin dai tempi della Strategia di Lisbona - e che il problema, come sottolineato dallo stesso Kok, era la loro implementazione. Romano Prodi era troppo impegnato nella politica italiana per dare l'impulso urgente di cui Lisbona aveva bisogno.
Nessuna scusa, invece, per il rapporto dell'economista belga André Sapir che tracciava quel bilancio europeo moderno che oggi Blair reclama. Pubblicato nel 2003, il rapporto Sapir diceva che per rendere l'economia europea la più dinamica a livello mondiale e trasformare in successo economico l'allargamento, era necessario riorientare il Bilancio comunitario secondo tre linee direttrici: ridurre al minimo i sussidi all'agricoltura, riservare i fondi strutturali ai Paesi più poveri del continente e realizzare un più forte investimento nella Ricerca e Sviluppo e nell'insegnamento superiore per aumentare il livello di qualificazione e di competenza. Prodi, invece, gettò nel cestino il rapporto Sapir e decise di presentare un bilancio europeo «all'antica», in cui le spese destinate all'agricoltura mangiano quasi tutte le risorse dell'Unione Europea. L'ex presidente della Commissione aggiunse una piccola truffa: nella sua proposta aumentò sì i fondi destinati alla ricerca e alla competitività, ben sapendo però che sarebbero stati tagliati - come poi ha fatto la presidenza lussemburghese con il suo tentativo di compromesso all'ultimo vertice di Bruxelles - per cercare di arrivare a un compromesso. Insomma, Blair contro Prodi. La scelta di leadership per il 21° secolo non è poi così difficile...

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