Il processo resta a Milano. Ghedini: «Violata la legge»

MilanoLa giornata nera di Niccolò Ghedini e Piero Longo si consuma in un’aula al primo piano del tribunale di Milano. Due processi, in sequenza, chiamano in causa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Si inizia con il Rubygate, e si prosegue con Mills. Il premier non c’è, impegnato nel faccia a faccia con Giorgio Napolitano. Ma il «filotto» arriva, spietato. Bocciate tutte e 16 le eccezioni presentate dai legali del Cavaliere che chiedevano di trasferire il processo in cui Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile, e depennato uno dei testimoni che i difensori ritenevano indispensabile per «testimoniare i rapporti fra Mills e Carlo Bernasconi», manager Fininvest deceduto. «Ci impediscono di difenderci», tuona a fine giornata Ghedini.
Nell’ordine, la prima stoccata arriva quando il collegio della quarta sezione penale, presieduto da Giulia Turri, respinge una ad una le 16 eccezioni della difesa. Rigettate, in particolare, l’istanza con cui la difesa chiedeva che il fascicolo passasse al Tribunale dei Ministri. Per Ghedini, i giudici con una «ordinanza fuori da ogni logica» hanno avallato «le gravissime violazioni di legge» compiute dai pm, proseguendo «nel solco delle decisioni contrarie a Berlusconi prese dal Tribunale di Milano». Ancora, bocciata la questione di incompetenza territoriale. Per la difesa, infatti, quando Berlusconi telefonò, il capo di gabinetto della Questura Pietro Ostuni si trovava a Sesto San Giovanni. La competenza, dunque, spetterebbe a Monza. Per il collegio, invece, «l’utilità» per Berlusconi viene individuata «nel rilascio della minore, con il suo affidamento al Consigliere Minetti», cosa che si è verificata a Milano. Mano a mano che i giudici leggono l’ordinanza, così, crollano tutte le altre eccezioni, anche quelle sulla nullità del rito immediato.
Cambia udienza, non la sostanza. I giudici del processo Mills, infatti, cancellano la prevista testimonianza del manager Fininvest Candia Camaggi, indicata come teste nella lista della difesa del premier. «Questo tribunale - sbotta Ghedini - ci ha già ridotto drasticamente la lista dei testi». Ora, aggiunge, «ci viene impedito di difenderci». Su un punto, in particolare: «I rapporti economici tra Mills e Bernasconi e sui conti esteri di quest’ultimo».