Processo Ruby, Berlusconi spiato illegalmente: la Boccassini sapeva ma ha usato le telefonate

La Boccassini sapeva che stava spiando illegalmente Berlusconi ma ha
ugualmente trascritto alcune telefonate con Ruby e la Minetti senza
autorizzazioni. Lunedì il Cavaliere sarà in aula al processo Mills. E <strong><a href="/interni/la_procura_insiste_processate_fede_minetti_e_lele_mora/07-05-2011/articolo-id=521459-page=0-comments=1" target="_blank">la procura insiste</a></strong>: &quot;Processate Fede, la Minetti e Lele Mora&quot;

Milano - Da ieri l’inchiesta sul Rubygate è ufficialmente chiusa. Ma tutt’altro che chiuse - e lo sa bene la Procura di Milano - sono le polemiche sui metodi impiegati dai pm milanesi per dare la caccia a Silvio Berlusconi e ai suoi presunti complici nella organizzazione delle allegri notti di Arcore. Il sospetto di avere utilizzato strumenti irrispettosi delle prerogative parlamentari di Berlusconi incombe su Edmondo Bruti Liberati e il suo staff fin dall’inizio, quando dell’entourage politico (più ancora che nello staff legale) del premier vennero lanciate le prime accuse: «Hanno indagato su un deputato senza chiedere l’autorizzazione alla Camera». E i sospetti vengono rilanciati ieri da un documento pubblicato sul Corriere della Sera. La Procura milanese, si evince dal documento, era consapevole che le telefonate di Berlusconi e degli altri parlamentari non potevano in alcun modo essere trascritte: eppure lo vennero ugualmente, e agli atti finirono quattro o cinque chiacchierate tra il capo del governo e alcune delle ragazze che frequentavano la sua abitazione.
«Su questo non dico assolutamente nulla»: così ieri Bruti, nel briefing con la stampa seguito all’annuncio della richiesta di rinvio a giudizio per Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, liquida gli interrogativi sollevati dal documento pubblicato dal Corriere. «Ricostruiremo la vicenda nei tempi e nelle sedi opportune», dice. Alcune giustificazioni la Procura però dovrà darle in tempi stretti alla Procura generale della Cassazione, che sulla vicenda delle telefonate di Berlusconi - intercettate, trascritte e pubblicate sui giornali - ha aperto un fascicolo d’inchiesta che potrebbe concludersi con l’impeachment disciplinare dei pm milanesi. La linea difensiva di Bruti è stata finora: abbiano trascritto quelle conversazioni di Berlusconi solo per motivare la richiesta di proroga delle intercettazioni dei telefoni delle ragazze, in un momento in cui il premier non era ancora stato iscritto nel registro degli indagati.
Solo nelle prossime settimane si capirà se questa linea è destinata a reggere. La sensazione è che la Procura punti a chiudere questo fronte, oggettivamente scivoloso, facendo sostanzialmente sparire dal processo tutte le telefonate in cui si sente la voce di Berlusconi. La richiesta di rinvio a giudizio spiccata ieri indica minuziosamente le fonti di prova che la Procura intende portare in aula: e tra di esse non c’è una sola delle numerose telefonate ed sms del premier finite nei brogliacci della polizia. Ben 53 «contatti» tra Berlusconi e la sola Kharima el Mahroug, per esempio, sono stati annotati e registrati nel corso delle indagini, ma (almeno ufficialmente) cosa si siano detti il premier e la ragazza non si saprà mai, perché - come spiega ieri Bruti - «procederemo nei tempi più rapidi possibili alla distruzione delle telefonate irrilevanti». Tra cui, si è deciso in Procura, tutte quelle di Berlusconi. Una udienza apposita, alla presenza dei difensori, si terrà quanto prima. Uniche telefonate di membri del Parlamento destinate a finire nel fascicolo del processo restano quelle di Licia Ronzulli e Maria Rosaria Rossi.
Ma - e anche questo la Procura lo sa bene - le intercettazioni sono solo un aspetto della invasione della privacy del premier che secondo i suoi legali sarebbe stata compiuta durante tutta l’inchiesta. In sostanza, i pm milanesi sono accusati di avere condotto per almeno cinque mesi, tra il luglio e il dicembre dello scorso anno, una indagine che aveva come obiettivo preciso Silvio Berlusconi senza iscriverlo nel registro degli indagati. Già dal mese di luglio gli accertamenti sull’intervento di Berlusconi sui vertici della questura di Milano, nella notte del 27 maggio, avevano convinto i pm che l’utilizzatore finale del giro di squillo di cui faceva parte Ruby (secondo una inchiesta della polizia milanese) non era altri che il capo del governo. Eppure solo a fine dicembre, senza che intervenissero fatti nuovi, Bruti Liberati ordinò alla cancelleria di inserire in gran segreto Berlusconi nel registro degli indagati. Ma la marcia di avvicinamento era, dicono i legali, in corso da tempo.
Dopodomani il Cavaliere sarà in tribunale per affrontare una udienza del processo per la corruzione dell’avvocato Mills: processo verosimilmente destinato ad estinguersi appena entrerà in vigore la nuova legge sull aprescrizione breve. L’appuntamento chiave tra il Cavaliere e i suoi accusatori, è per il 31 maggio, quando comincerà davvero il processo per i suoi rapporti con Ruby. È lì che la difesa del premier potrà per la prima volta accusare formalmente la Procura di avere violato le regole, e la Procura potrà ufficialmente difendere il proprio operato. E, per la prima volta, un tribunale stabilirà chi ha ragione e chi ha torto.