Processo santa Rita, la consulente della Procura: "Mai visto niente di simile"

Elisabetta Pini, ora responsabile dei Nuclei operativi di controllo della Asl di Varese, riporta in aula le anomalie riscontrate nella clinica: «Troppo alto il numero di decessi nel reparto di riabilitazione»

«Non mi sono mai trovata di fronte a una situazione simile». È il giorno di Elisabetta Pini, consulente della Procura. Parla in aula. Processo alla clinica Santa Rita, a 11 persone tra cui l'ex primario di chirurgia toracica, Pier Paolo Brega Massone, accusate, a vario titolo, di truffa e lesioni. Rispondendo alla domanda dell'avvocato dell'Ordine provinciale dei Medici se si fosse mai trovata ad analizzare una situazione simile la dottoressa Pini, che dirige il Noc (Nucleo Controllo Ospedaliero) della Asl di Varese, non manifesta dubbi: «No, mon mi è mai successo. La mia impressione è che nella Santa Rita vi fosse una linea di produzione ben calibrata dal momento in cui il paziente entrava. Non c'era un lavoro di consulenza tra i medici dei vari reparti. È mancata la riflessione, è come se ci fosse stata una rincorsa all'intervento. Le altre risorse presenti nella clinica non sono mai state valorizzate, se non dopo il patatrac». In sostanza, la professionista, che ha analizzato nel suo intervento diversi casi di pazienti che sarebbero stati operati senza necessità, o messi in terapia riabilitativa quando avrebbero avuto bisogno di cure, ritiene che non vi sia stato un lavoro di equipe tra i medici della struttura, indispensabili di fronte a patologie complesse che richiederebbero un intervento «di squadra». Tra le vicende che ha ripercorso quella di un paziente di 51 anni che, nel maggio del 2006, fu ricoverato con un cancro al polmone e diverse metastasi. L'uomo morì dopo qualche settimana nel reparto di riabilitazione dell'ospedale, senza essere sottoposto, è la tesi della consulente, a cure oncologiche calibrate e al parere di più medici, esperti in diversi settori, che avrebbero potuto disegnare il suo quadro clinico completo. E ancora, troppi morti nel reparto di riabilitazione. Pini, prendendo in considerazione il 2005 e il 2006, ha spiegato che i decessi nella riabilitazione della Santa Rita sono stati rispettivamente 74 e 54 contro i 3 del San Raffaele di quattro anni fa e i 16 dell'Humanitas di tre anni fa (il calcolo è stato effettuato su un numero di ricoveri più o meno uguali). La consulente, per sottolineare l'anomalia dell'alto numero di morti nella casa di cura ha riferito che generalmente «nei reparti di riabilitazione si va quando le condizioni di un paziente sono stabili, quando il peggio è passato». Cosa che invece, secondo la tesi della consulente, alla Santa Rita molto spesso non capitava. Troppo spesso.