Processo a Savona per Pio VII beato

La Congregazione vaticana per le cause dei santi ha finalmente dato il via libera al vescovo di Savona Domenico Calcagno, per l'apertura del processo diocesano per la beatificazione di Gregorio Luigi Barnaba Chiaramonti, il Papa salito al soglio pontificio con il nome di Pio VII, il quale, dal 1809 al 1812, fu tenuto prigioniero a Savona dal prefetto Chabrol, per ordine di Napoleone.
Con una lettera inviata alla Diocesi di Savona-Noli, viene concesso, infatti, su richiesta del cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, e dello stesso monsignor Calcagno, di condurre un'accurata indagine sulla vita, le virtù e la fama di santità di questo papa. Il suo processo di beatificazione avrebbe dovuto, secondo le normative del Vaticano, essere avviato dall'arcidiocesi di Roma, la città in cui egli morì nel 1823, ma la sua pur breve permanenza a Savona, che non ebbe in realtà le caratteristiche della reclusione vera e propria, ma avrebbe potuto essere paragonata ad un attuale «arresto domiciliare» nel palazzo vescovile di Savona, ha convinto la Curia romana ad affidare questo iter alla Diocesi di Savona-Noli. Pio VII incontrò, infatti, il conforto e solidarietà della popolazione savonese, durante una delle fasi più intense e critiche della sua vita e, dalla piccola loggia della Cappella Sistina era solito impartire la benedizione ad una numerosissima folla di fedeli, che, per riceverla, accorrevano nella piazza del Duomo.
Savona, che diede i natali ai papi Sisto IV e Giulio II della famiglia Della Rovere, ha dunque legato una parte della sua pur modesta fama anche al pontefice di formazione benedettina, nato a Cesena nel 1742, ultimogenito di Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata Ghini, che resse le sorti della Chiesa romana tra il 1800 ed il 1823. Egli elargì alla città molti privilegi e volle personalmente incoronare la statua della Madonna della Misericordia del Santuario, durante una cerimonia che avvenne nel 1815, a cui partecipò Vittorio Emanuele I.