Al processo spuntano i soldi del Torino al Venezia

Maldonado e il suo procuratore confermano che quel contratto sequestrato non era una «finta»

Diego Pistacchi

Della combine tra Genoa e Venezia, nessuna prova. Degli strani rapporti tra Venezia e Torino, tante conferme. Continuano a sfilare in aula i testi proposti dall’accusa a Enrico Preziosi e ai dirigenti di Genoa e Venezia, ma nessuno sembra voler fare il teste dell’accusa. Tutti negano di essere a conoscenza di un accordo per far vincere ai rossoblù la partita che valeva la serie A l’11 giugno 2005. Ieri nuovi interrogatori davanti al giudice Roberto Cascini. Testimoni importanti, decisivi. Tra loro anche l’allora presidente del Venezia, Luigi Gallo, il calciatore Ruben Maldonado, «oggetto» del contratto di compravendita accompagnato da 250mila euro in contanti e ritrovato in una busta nell’auto di Pino Pagliara, e anche Claudio Vagheggi, ex calciatore, ora manager dello stesso Maldonado.
Tre persone molto informate sui fatti, che hanno però finito per dare forza a quella tesi difensiva sostenuta da Preziosi e dai suoi legali anche durante i processi sportivi. Ma se qualche giudice della Caf si scambiava bigliettini anziché stare a sentire gli avvocati rossoblù, ieri Roberto Cascini ha annotato ogni parola. E così da Luigi Gallo è venuta fuori quella verità cui l’ufficio indagini della Figc e poi la giustizia sportiva non hanno voluto credere. Ad esempio che l’acquisto di Maldonado era «vero». E che i «contatti» tra lui e l’allora patron del Torino, Francesco Cimminelli, erano molto più che stretti. Insieme i due avevano progetti importanti, lavori da realizzare anche all’estero, come un aeroporto in Croazia. Senza contare che poi, proprio come ha sempre sostenuto la difesa del Genoa, «il mercoledì prima della partita, Preziosi era preoccupatissimo, ha pianto sulla mia spalla» e ha voluto incontrare Gallo (come anche il presidente del Toro, Tilli Romero, che questo fatto lo aveva confermato la scorsa udienza) per avere rassicurazioni che i granata non avessero tentato di «comprare» il Venezia.
Quello che ieri in aula è stato solo possibile far trapelare, perché non parte del processo, è il riferimento a un interrogatorio assai più esplicito di Luigi Gallo. Quell’interrogatorio avuto l’11 luglio 2005 a Torino di fronte al giudice che lo accusava della falsa fidejussione procurata alla società granata. In quell’occasione Gallo aveva ammesso esplicitamente che «due settimane prima che finisse il campionato» erano in corso stretti contatti tra lui e Cimminelli in qualità di patron del Torino Calcio. E che «il 14 giugno sono stati versati 1 milione e 200mila euro» dal Torino alla Venice Holding, riconducibile a Gallo. E che «la polizza del Torino Calcio è stata data perché il Torino Calcio ha pagato». Senza contare che, parole di Gallo, «il Torino Calcio mi garantiva con quote del Torino Calcio pari al 23 per cento». Tutte operazioni ricondotte non a un illecito sportivo ma pur sempre ad accordi diretti tra i due massimi dirigenti delle società alla vigilia del match Genoa-Venezia. Di più, i due erano di fatto soci.
Senz’altro accordi meno «normali» di quelli che secondo gli avvocati Lorenzo Crippa e Andrea Vernazza, che assistono Preziosi, sono invece intercorsi tra Genoa e Venezia con la compravendita di Maldonado. Lo stesso giocatore ieri ha ribadito di non essere stato subito a conoscenza della trattativa, aggiungendo però che non è un fatto strano nel calcio che prima si accordino società e procuratori, poi si sottoponga il contratto ai calciatori. Maldonado ha aggiunto che il Genoa gli ha offerto un ingaggio da 300mila euro. Cifra congrua a giustificare i 750mila euro previsti dal contratto trovato a Pagliara, dei quali i 250mila euro in contanti dovevano essere un anticipo.
Ma quella compravendita, tuona l’accusa, non è stata fatta sui moduli della Figc. E poi c’erano soldi contanti di mezzo (come peraltro tra Torino e Venezia). Ma Claudio Vagheggi, procuratore di Maldonado ha spiegato chiaramente che prima della fine del campionato non si possono concludere affari «ufficiali», e quindi le società siglano una sorta di scrittura privata. L’unico mistero è sull’uso dei contanti. Ma in questo caso lo stesso Luigi Gallo aveva già chiarito che «in quei giorni il Venezia aveva un disperato bisogno di soldi freschi». Nessuno degli altri testi, tra cui i calciatori in campo per Genoa-Venezia, ha detto di aver ricevuto pressioni per far vincere il Genoa. I testi dell’accusa finiscono la prossima udienza, il 21 novembre, probabilmente con Massimo Borgobello. E finora i due pm non sembrano aver segnato neppure un gol decisivo.