Procreazione, il ministro vuole stravolgere le regole

Livia Turco: «Bisogna tenere conto della sentenza di Firenze, sono troppo restrittive le linee guida della legge 40»

da Roma

«Sono tenuta ad applicare la legge a prescindere dal giudizio» ma bisogna «tenere conto del parere del tribunale». Il ministro della Salute Livia Turco parla così alla trasmissione di Lucia Annunziata «1/2 h». E commentando il caso del tribunale di Firenze che ha autorizzato la diagnosi pre impianto per una coppia che voleva la fecondazione artificiale, il ministro annuncia una revisione delle linee guida per l’applicazione della legge sulla procreazione assistita: «Quelle regole sono più restrittive della legge», dice. E, mentre sostiene di volere il dialogo, si prepara già a procedere sulla sua strada. Le linee guida della legge 40,, approvate dal Consiglio superiore di sanità il 14 luglio del 2004 vanno riviste almeno ogni tre anni, «cosa che mi accingo a fare», ha detto Livia Turco. Il lavoro di aggiornamento potrebbe terminare già a gennaio, e occorrerà un decreto per vararlo. Due i punti che il ministro ha anticipato sulle nuove linee guida: l’accesso alle tecniche per le persone portatrici di malattie come il virus Hiv, e, appunto, la parte che riguarda i test pre-impianto, diagnosi ora vietata. Un vero nodo caldo.
La sentenza e le parole del ministro dividono la politica e fanno intervenire esperti giuristi. «La legge non si tocca», afferma Luca Volontè, presidente del Gruppo Udc alla Camera che condanna «l’eugenetica nazista e scientista». Il senatore di An Alfredo Mantovano dice «no alla sovversione per via giudiziaria» mentre il senatore di Forza Italia, Gaetano Quagliariello invita ad approvare la mozione contro «attentati alla sovranità popolare». Il capogruppo della Lega in commissione sanità del Senato, Massimo Polledri apprezza l’equilibrio del ministro «ma ora venga in commissione a discutere le linee guida della legge 40 e su quanto i giudici devono fare: applicarla».
Di parere opposto la responsabile Giustizia dei Verdi, Paola Balducci, che apprezza il ministro e sottolinea come «la politica dovrebbe imparare dalle sentenze come quelle di Firenze». Sul fronte tecnico «la legge 40 dice chiaramente no a qualsiasi tipo di selezione eugenetica a carico del nascituro e autorizza indagini solo se non distruttive dell’embrione», dice Francesco D’Agostino giurista.