La procura a Casini: Costituzione rispettata

da Roma

La telefonata tra Fassino e Consorte pubblicata dal Giornale non è stata trascritta, non è agli atti, dunque non c’è alcuna violazione dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunità parlamentare. È questo, in sintesi, il contenuto di una lettera inviata dalla Procura di Milano al presidente della Camera Pierferdinando Casini, da quest’ultimo «girata» al presidente della Giunta per le Autorizzazioni Vincenzo Siniscalchi. La decisione, su iniziativa del procuratore Manlio Minale, è stata dettata da «uno spirito di collaborazione» in piena polemica per la pubblicazione delle conversazioni tra il segretario Ds e l’ex presidente Unipol, che ha portato all’apertura di un’inchiesta sulla fuga di notizie che vede indagato Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop, in concorso con ufficiali ignoti. La lettera conterrebbe una sorta di «relazione» sulle intercettazioni effettuate nell’inchiesta Antonveneta.
Intanto il Movimento per la giustizia, corrente di sinistra delle toghe, ha chiesto al Csm di occuparsi «tempestivamente» del caso di Achille Toro e Francesco Castellano (entrambi di Unicost), senza «limitarsi semplicemente ad attendere le conclusioni giudiziarie» di Perugia dove i due magistrati sono indagati per «fatti collaterali alle importanti inchieste penali in corso sulle vicende del mondo bancario», ovvero per una presunta violazione del segreto d’ufficio nel caso Bnl. «In una fase storica in cui, ancora una volta, la giurisdizione penale è chiamata a misurarsi con le conseguenze del più profondo degrado delle istituzioni - dicono Nino Condorelli e Piero Martello -, è particolarmente importante assicurare la massima credibilità ed efficienza degli Uffici giudiziari investiti delle indagini, o da queste malauguratamente lambiti». Il Csm «non può limitarsi semplicemente ad attendere le conclusioni giudiziarie, ma deve occuparsi tempestivamente della questione, ovviamente nell’ambito delle proprie competenze e fatta salva la doverosa presunzione di non colpevolezza».
Di qui il j’accuse, destinato a far discutere: «La questione morale nella magistratura, investendo un’area ben più ampia di quella degli illeciti penali, non può limitarsi alla registrazione notarile degli esiti più o meno favorevoli dei procedimenti penali. (...) È indifferibile una seria riflessione critica sull’operatività ed efficacia degli strumenti di vigilanza, oltre che sulla scelta dei dirigenti degli uffici e sui criteri in concreto utilizzati nella doverosa verifica dei requisiti professionali e attitudinali». Alla vigilia dell’appuntamento in prima commissione dove la vicenda verrà affrontata lunedì (con un relatore di Md) un attacco di questo tenore lascia presagire che la temperatura dentro Palazzo dei marescialli sarà ben diversa da quella polare che il termometro segna all’esterno.