È la Procura dei veleni: i pm denunciano il capo

Santa Maria Capua Vetere, esposto al Csm contro Maffei che rischia il trasferimento

Anna Maria Greco - Gian Marco Chiocci

Roma - Un’altra «Procura dei veleni», quella di Santa Maria Capua Vetere che ha provocato il terremoto per i coniugi Mastella. Due dei magistrati che hanno firmato i provvedimenti contro il ministro della Giustizia e la moglie Sandra sono, proprio in questi giorni, sotto indagine da parte degli ispettori del dicastero di via Arenula: il procuratore capo Mariano Maffei e il pm Alessandro Cimmino. Con loro nell’inchiesta degli 007 ministeriali, guidati da Gianfranco Mantelli, ci sono i pm Maria Di Mauro e Luigi Landolfi.

Sono i 4 magistrati accusati, in un esposto arrivato alla prima commissione del Csm, che parla di lotte intestine tra alcuni pm e Maffei. Al procuratore capo vengono attribuite «reiterate, indebite e ingiustificabili condotte, con il sostegno di tre suoi “fidati” sostituti», appunto Di Mauro, Cimmino e Landolfi. Per i denuncianti questi comportamenti avrebbero avuto «conseguenze non più rimediabili, sulla serenità di molti dei magistrati in servizio, nonché sulla corretta conduzione della Procura». L’esposto dell’aggiunto Paolo Albano e dei pm Donato Ceglie e Filomena Capasso al Pg della Corte d’appello di Napoli e all’Ispettorato del ministero descrive un «clima insostenibile di sospetti, di comportamenti vessatori, di illecite indagini condotte sull’attività di colleghi del medesimo ufficio». Due indagini interne sarebbero state aperte contro Albano e la Capasso malgrado non siano consentite, ricordano i denunciati, «quelle sui colleghi dello stesso ufficio». I fascicoli inviati da Maffei alla Procura di Roma hanno poi portato all’archiviazione. Vengono raccontate due vicende, tutte da verificare: quella della Di Mauro, che si «autoassegna» l’inchiesta contro un personaggio della sanità campana, finito nel mirino della stessa Asl che aveva incaricato proprio il marito della pm, avvocato Aurelio Marino, di perseguirlo penalmente e quella che avrebbe visto Maffei, Cimmino e Landolfi fare ancora «illegittime» indagini interne «in assenza totale di notizia criminis», sulla base di un esposto anonimo contro Ceglie.

Oltre a quest’esposto ce ne sarebbero altri due - di un magistrato locale e del consigliere comunale Udeur Giacomo Caterino - che segnalano la parentela tra Maffei e il presidente della Provincia Sandro de Franciscis, passato di recente dall’Udeur al Pd e nipote della moglie del procuratore capo. Una parentela che lo stesso Guardasigilli ha indirettamente citato nel suo j’accuse a Montecitorio.
La situazione è talmente delicata che ieri il Csm ha deciso di accelerare le pratiche per la nomina del successore di Maffei, che dovrà lasciare la poltrona il 27 gennaio, ma avrebbe potuto rimanere «reggente» più a lungo in attesa del completamento delle procedure. E Palazzo de’ Marescialli acquisirà il filmato della conferenza stampa di Maffei, che ha destato molte perplessità.