In procura ecco la prova: la casa è di Tulliani Favori dei pm a Fini: indagato per un giorno solo

Nella registrazione e nel contratto d’affitto dell’appartamento le firme
di proprietario e inquilino sono le stesse. Anche i pm di Roma, che
avevano smentito <em>il Giornale</em>, sono costretti ad ammettere: &quot;Identiche&quot;. <strong><a href="/interni/i_favori_pm_gianfranco_indagato_giorno_solo/30-10-2010/articolo-id=483490-page=0-comments=1">I favori dei pm a Fini</a></strong>: indagato per un giorno solo. <strong><a href="/interni/il_caso_montecarlo/30-10-2010/articolo-id=483492-page=0-comments=1">Pontone</a></strong>: &quot;Fini stabilì il prezzo&quot;. Gli atti confermano: padrone di casa e locatario? <strong><a href="/interni/gli_atti_confermano_padrone_casa_e_locatario_la_stessa_persona/30-10-2010/articolo-id=483494-page=0-comments=1">La stessa persona</a></strong>

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Ricordate la storia delle firme gemelle sul contratto d’affitto a Tulliani della casa di Montecarlo? Per gli inquirenti non erano poi così uguali. Solo che a volte le smentite diventano boomerang. E finiscono per danneggiare proprio chi miravano a proteggere. Ma facciamo un salto indietro, per raccontare tutto con ordine.
«Se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera». Gianfranco Fini, nel videomessaggio con cui il 25 settembre ha cominciato a riconoscere che qualcosa, nell’affaire immobiliare monegasco, non tornava, è arrivato a sbilanciarsi. Impegnandosi a mollare la terza carica dello Stato nel caso in cui Tulliani, oltre ad abitare nella casa che aveva convinto Fini a svendere, risultasse esserne il vero proprietario.

Di indizi come è noto ce n’erano già diversi. La lettera del governo di Saint Lucia, riconosciuta come autentica dal ministro dell’isola-Stato che l’aveva scritta, che identifica nel «cognato» il reale beneficiario di Timara e Printemps, per esempio. Oppure l’e-mail tra il broker James Walfenzao, che firmò per conto di Printemps l’acquist della casa, e Michael Gordon, il titolare dello studio di Saint Lucia che ospita la sede delle due società offshore. Missiva resa pubblica da Valter Lavitola con un discreto colpo di scena proprio a Saint Lucia, ma di certo mai smentita da nessuno, e sulla cui esistenza tra le carte dell’inchiesta di Saint Lucia, anzi, arrivò la conferma del locale ministro della giustizia. Nel documento, Walfezao accenna al collega del braccio di ferro in corso in Italia tra Fini e Berlusconi, e manifesta preoccupazione perché la sorella del «cliente» ha un «forte legame» con uno dei due politici. Ancora, lo strano dettaglio per cui le bollette della luce della casa monegasca, pur intestate a Tulliani, sono domiciliate proprio a casa di Walfenzao.

E, poi, appunto, rieccoci al giallo delle firme gemelle. Sulla clausola integrativa del contratto d’affitto tra il locatore Timara e il locatario Tulliani, che il Giornale ha pubblicato il 18 settembre, sotto gli spazi per le firme di «locatario» e «locatore» appaiono due firme identiche. Dettaglio che induceva a pensare a un’identità, appunto, anche tra padrone di casa e inquilino. Tra gli indizi, forse, è il più pesante, insieme alla lettera del governo caraibico.

A diluire l’importanza della prova, però, ha provveduto due giorni dopo proprio la procura di Roma, che aveva appena ricevuto dal Principato il plico con i documenti della prima rogatoria. Tra questi c’erano sia il documento del Giornale, cioè l’atto integrativo, che il contratto di affitto «originale». E il 20 settembre i magistrati romani danno alla stampa una smentita molto precisa, relativa proprio a quest’ultimo documento, una smentita ben riassunta dal titolo di un «lancio» dell’Ansa: «Casa An: su originale contratto affitto firme non identiche». Un colpo di scena che cambiava e non poco le carte in tavola, allontanando i sospetti di identità tra Tulliani e proprietario di casa. Infatti la «precisazione» della procura, il particolare che gli inquirenti avrebbero «accertato» la diversità delle sigle, il giorno dopo trovava ampio spazio su molti quotidiani. Tutto ridimensionato? No, perché il fatto che le firme sul contratto «originale» siano diverse è una balla colossale. Sono uguali. E lo dice la procura.

Ecco cosa scrive Pierfilippo Laviani, pm romano titolare del fascicolo d’indagine, nella sua richiesta di archiviazione: «Il contratto di locazione intervenuto tra il locatore Timara ltd, priva dell’indicazione della persona fisica che lo rappresentava, e il locatario Giancarlo Tulliani, nato a Roma il 19 aprile 1977, reca sotto le diciture “locatore” e “locatario” due firme che appaiono identiche, così come quelle apposte sulla clausola integrativa».
A questo punto il giallo è un altro. Perché la procura, quel 20 settembre, diede alla stampa una notizia falsa?

gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
- massimo.malpica@ilgiornale.it