La Procura indaga i Ds per aver aiutato Mussolini

Sei consiglieri provinciali accusati di aver autenticato firme false per As: «Disegno criminoso»

Una strana alleanza, quella che emerge dalla chiusura dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Imperia sulle liste di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Sette avvisi di garanzia sono stati recapitati nei giorni scorsi a casa di un leader storico della destra, Andrea Pescino, e di sei consiglieri Ds sparsi nelle quattro Province liguri: Vittorio Desiglioli, Luca Martino, Paolo Apicella, Laura Bertolini, Franco Oliveri, Paolo Devoti. Il pm Filippo Maffeo li accusa di aver autenticato firme false per la presentazione delle liste alle scorse elezioni regionali, aiutando così la nipote del Duce a presentarsi alle elezioni in Liguria.
Scrive il magistrato: «In esecuzione del medesimo disegno criminoso, in concorso fra loro e con persone non identificate, al fine di consentire la partecipazione» alle elezioni regionali «dei candidati provinciali di Imperia, Savona, Genova, La Spezia per la lista Alternativa sociale - Mussolini si accordavano per formare ed effettivamente formavano falsi elenchi di sottoscrittori» e «attestavano falsamente che le firme dei sottoscrittori erano state apposte in loro presenza dopo aver personalmente identificato gli stessi a mezzo di documenti di identità». Due i reati contestati: formazione degli elenchi con false firme dei sottoscrittori e autenticazione ideologicamente falsa delle firme dei sottoscrittori. Con l’aggravante dell’associazione per delinquere.
I fatti risalgono all’inverno 2005, il periodo preelettorale appunto. Nella sua memoria difensiva, Pescino, come già fece sui giornali nei giorni in cui l’inchiesta venne aperta, non fa una piega: «In cima agli elenchi dei sottoscrittori figuravano le firme di Claudio Burlando e di Sandro Biasotti, vorrei vedere che non fossero false. Però non vedo che cosa ci sia da scandalizzarsi: si tratta di una prassi consueta, che va avanti da quando esiste l’obbligo di raccogliere le firme per presentare le liste. I partiti minori come il mio non hanno la forza di raccogliere tante firme. Quindi basta trovare qualcuno che autentichi quelle false e il gioco è fatto». Dal canto suo, Oliveri aveva detto di aver convalidato le firme «per consentire l’esercizio di un diritto politico». Del resto, aggiunge benzina al fuoco Pescino: «Quei consiglieri provinciali erano ignari di tutto, hanno solo eseguito ciò che qualcuno più in alto gli ha chiesto di fare».