La Procura indaga su 100mila verbali sospetti

Che il sistema, fin dal suo avvio, avesse mostrato più di una lacuna non è un segreto per nessuno. Fiumi di inchiostro sono stati spesi per denunciare il malfunzionamento del meccanismo inaugurato nel 2001 dal Comune di Roma per sorprendere gli automobilisti che varcano la Ztl senza la necessaria autorizzazione: la macchina «pirata» passa e la telecamera piazzata ai varchi riprende la targa. Niente di più facile.
E, infatti, a creare problemi in questo caso non è la tecnologia dell’occhio elettronico, ma la mole di lavoro non prevista dall’amministrazione che sta dietro al cosiddetto sistema «Iride», capace di produrre in un solo giorno fino a 12mila multe. E se cogliere sul fatto i trasgressori è un gioco da ragazzi, tutt’altra faccenda è far arrivare il verbale con la notifica della violazione al legittimo «proprietario». Una serie di passaggi infiniti che in breve tempo ha fatto accatastare nell’ufficio contravvenzioni oltre 250mila verbali, come denunciato più volte da alcuni dirigenti sindacali, tra i quali l’attuale segretario aggiunto della Cisl polizia municipale, Gabriele Di Bella. Una mole di carta che non riusciva ad arrivare a destinazione, cioè nelle mani del trasgressore, entro i 150 giorni previsti per legge. E fin qui nulla di nuovo. La novità è che ora la magistratura ha scoperto, o almeno sospetta, che qualcuno abbia fatto carte false pur di non destinare all’archivio oltre centomila contravvenzioni rilevate con il sistema Iride evitando così di danneggiare le casse del Campidoglio. Quel qualcuno è stato individuato dal pm Carlo Lasperanza, che nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio di una funzionaria del Comune di Roma, all’epoca responsabile del meccanismo amministrativo. Il magistrato ritiene che la dirigente comunale abbia chiesto ai responsabili della società che gestiva il software «Iride» di spostare in avanti la data del giorno in cui le telecamere avevano rilevato le infrazioni, in modo da evitare la prescrizione nel caso in cui i verbali fossero stati notificati fuori tempo massimo. E in ballo, secondo la Procura, che ha trasmesso gli atti alla Corte dei Conti, ci sarebbero un bel po’ di quattrini, visto che le multe «ritoccate» a rischio prescrizione sarebbero state oltre centomila. Ora la dirigente dovrà difendersi dalle accuse di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso materiale e abuso d’ufficio. A dare l’avvio all’inchiesta, che ora rischia di aprire la strada a una valanga di ricorsi, è stato un solerte giudice di pace alle prese con uno delle migliaia di ricorsi presentati dagli automobilisti contro multe ritenute ingiuste. Il cittadino in questione si era accorto che l’infrazione rilevata dalle telecamere nel novembre del 2001 era stata accertata dal vigile il primo gennaio del 2002 e notificata il 24 maggio seguente. Per questo aveva impugnato il verbale. La stranezza non era sfuggita al giudice, che inviò gli atti alla Procura. Di qui l’inchiesta, subito decollata, soprattutto dopo l’audizione di un tecnico: fu lui a raccontare al magistrato che in effetti in più di un’occasione i funzionari capitolini gli avevano chiesto di modificare i verbali aggiungendo la voce «data di accertamento» accanto a quella di «rilevamento».