La Procura di Latina fa dietrofront. Il piromane torna dietro le sbarre

Poco meno di 24 ore. Tanto è durata la ritrovata libertà per Giuseppe
Di Girolamo, il 53enne pastore piromane arrestato nel Pontino e
scarcerato venerdì. Ieri mattina gli agenti del Nipaf (Nucleo
investigativo di polizia ambientale e forestale) lo hanno tratto di
nuovo in arresto con il complice Attilio Minchella

Poco meno di 24 ore. Tanto è durata la ritrovata libertà per Giuseppe Di Girolamo, il 53enne pastore piromane arrestato nel Pontino e scarcerato venerdì. Ieri mattina, infatti, gli agenti del Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) lo hanno tratto di nuovo in arresto con il complice Attilio Minchella.
Un’inversione di tendenza, quella della procura di Latina, giunta dopo la contestata decisione del pm Luigia Spinelli di rilasciare il piromane. Di Girolamo, sorpreso in possesso di 19 inneschi nei boschi tra Sugherete e Fontana San Vito, era stato inizialmente arrestato e poi scarcerato, poiché non colto nell’atto di appiccare il fuoco. Il complice era stato solo denunciato.
La linea morbida ha scatenato un putiferio. Di Girolamo era già stato denunciato per lo stesso motivo, l’ultima volta solo due settimane prima. Indignazione da parte del Corpo Forestale dello Stato, del Wwf, di Legambiente e di tutto l’arco costituzionale, che chiedeva al governo che fine avesse fatto la reclamizzata «tolleranza zero». Dure repliche anche dai ministri Alfonso Pecoraro Scanio e Clemente Mastella, il quale aveva richiesto chiarimenti.
Prima che gli ispettori del Guardasigilli arrivassero a Latina, però, il procuratore capo Giuseppe Mancini e il suo sostituto Giuseppe Milano hanno provveduto a rimettere a posto le cose. «Abbiamo verificato la precedente denuncia - hanno fatto sapere - e abbiamo ritenuto che ci fossero gli elementi per il fermo e la richiesta di misura cautelare al gip». È stato così disposto un nuovo arresto per entrambi i piromani, «gravemente indiziati di fabbricazione, detenzione e porto di ordigni incendiari e di due tentativi di incendio boschivo».
Insomma, un brutto valzer delle manette. Se Cesare Patrone, capo del Cfs ringrazia la magistratura di Latina, Danilo Scipio, segretario nazionale del sindacato Ugl dei forestali, non è altrettanto soddisfatto: «Avvenimenti del genere non devono più accadere: si rischia di vanificare il duro lavoro del Nipaf. La scarcerazione del piromane è stata un preoccupante segnale di debolezza».
Intanto in Calabria il Tribunale del Riesame ha annullato 19 delle 32 istanze di custodia cautelare emesse nei confronti di alcuni presunti affiliati alla ’ndrangheta, entrati nell’ambito dell’operazione «Bless» in seguito alle dichiarazioni del collaboratore Iannò. Fuori anche Salhotel Yasine, il 53enne marocchino arrestato e poi rilasciato a Corigliano Calabro dopo aver investito due turisti senza prestare loro soccorso.