La procura di Milano tiene in vita Eluana

Bloccato il decreto della corte d’Appello e della Cassazione che
permetteva di interrompere in qualsiasi momento l’alimentazione e
l’idratazione della ragazza. Il ricorso: "Non è accertata l’irreversibilità dello stato vegetativo".
La Camera chiama in causa la Consulta"

Roma - Nel giorno in cui la Camera approva la mozione che solleva il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale tra potere giudiziario e legislativo per il caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 16 anni, la Procura generale di Milano presenta ricorso contro la pronuncia della Corte d’Appello che ha concesso l’interruzione del trattamento terapeutico.

Contestualmente, ieri il Pg ha chiesto anche la sospensione dell’esecuzione del provvedimento, impedendo di fatto al padre della ragazza, Beppino Englaro, di interrompere l’alimentazione e l’idratazione di Eluana.

Una decisione accolta con soddisfazione dalla maggioranza e dal governo. «Siamo soddisfatti per la decisione», afferma Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega alle tematiche sulla vita, «abbiamo ritenuto che quella sentenza fosse poco documentata sul piano medico e che rappresentasse un pericoloso precedente sul piano giuridico». Anche perché, chiarisce la Roccella, «se fosse stata applicata, Eluana sarebbe morta prima di ottenere una sentenza definitiva». Gli fa eco il vicepresisende dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, per il quale «nel rispetto dei ruoli e della distinzione dei poteri riteniamo un fatto importante che il dubbio si stia manifestando anche all’interno dello stesso ordine giudiziario». Quindi «un buon segno» contro il confine «della discrezionalità giudiziaria e della potestà interpretativa dei giudici» che la sentenza della Cassazione «aveva travalicato», trattandosi di un tema delicatissimo «come quello della vita e della morte». Ma il plauso giunge anche dall’opposizione. Luca Volonté dalle file dell’Udc accoglie il ricorso del Pg di Milano «con sollievo», essendo stati i soli, racconta, «a chiedere un intervento per scongiurare gli effetti della prima sentenza omicida della Repubblica italiana. Di una persona sfortunata ma ancora viva».

Di parere diametralmente opposto la curatrice speciale di Eluana, l’avvocato Franca Alessio, che definisce «sconcertanti» le motivazioni del Pg di Milano. Che ha preso una decisione sulla base di una insufficiente dimostrabilità della irreversibilità dello stato di coma. Un fatto che, ricorda Alessio, «la corte d’Appello nel suo decreto aveva ritenuto fosse passato in giudicato». Anche perché, ribadisce il legale, «lo stato di irreversibilità non è più discutibile», ed è riconosciuto anche dagli stessi medici della clinica che ospita la ragazza.

Ieri intanto, con scarsa omogeneità, la Camera ha dato luce verde alla mozione che solleva il conflitto di attribuzione, con il voto a favore di Pdl e Lega. Divisa l’opposizione, con l’Udc a favore, l’Idv contraria mentre, sotto la pressione dell’anima cattolica dello schieramento, il Pd ha deciso di astenersi. La mozione, che oggi passa al Senato per il voto finale, ha portato però agli schieramenti una certezza. Serve una legge. Lo scrive al presidente Fini il capogruppo alla Camera del Pd, Antonello Soro, che ricorda di non aver condiviso la scelta «rozza» di sollevare il conflitto. Ma che ritiene ormai indifferibile un intervento per colmare il vuoto legislativo legato al tema della «fine vita». Difende la scelta del Pdl il capogruppo, Fabrizio Cicchitto, per cui «il Parlamento riafferma tutta la sua sovranità e si pone il problema di una legge sulla quale si aprirà un confronto». Una linea non condivisa dagli ex Radicali del Pdl di Benedetto Dalla Vedova che «comprendono» la scelta, «non la contrastano», ma a cui «non si sentono di partecipare». All’opposto nel Pd, otto deputati cattolici tra cui Carra, Lusetti e la «teodem» Binetti, hanno sottoscritto un documento per dire «no a qualsiasi forma di eutanasia». Mentre Di Pietro è lapidario: «Se al Parlamento non va bene questa legge la cambi e non percorra la strada pilatesca rinviando gli atti alla Consulta».