La Procura di Nizza «Zero tracce di violenza sulla salma dell’italiano deceduto in carcere»

Le risposte arriveranno oggi, con l’autopsia. L’esame sul corpo di Daniele Franceschi, l’italiano di 36 anni morto nel carcere di Grasse (Nizza), potrà dire se c’è stata violenza. Ipotesi che i magistrati francesi ieri hanno escluso. Da un sommario esame della salma non emergerebbe niente che lasci pensare a cause diverse dall’infarto.
Franceschi, carpentiere viareggino, padre di un bambino di 9 anni, era in carcere da cinque mesi con l’accusa di falsificazione e uso improprio di una carta di credito, usata in un casinò della Costa Azzurra. Dalla cella aveva scritto alla madre, dicendo di aver subito soprusi e maltrattamenti, anche legati al fatto di essere italiano. Le lettere e il ritardo nel comunicare hanno insospettito la famiglia che ha chiesto di poter far assistere un proprio medico di fiducia. La Procura francese ha risposto che non è previsto dalla legge e che, «in via eccezionale» consentirà alla famiglia di vedere alla salma prima dell’autopsia e darà incarico a due medici, francesi, anziché uno di eseguire l’intervento. «Spero che questo grande dolore serva almeno a rendere i francesi più umani nei nostri confronti», ha detto la madre di Franceschi.