«In Procura non sapevamo che era pregiudicato»

Papalia: «L’uomo risiede a Parma. Avevamo segnalato il caso, toccava a loro decidere»

Andrea Acquarone

Così è se vi pare. Il che traslato al concetto di Giustizia fa davvero spavento. Tanto. E nemmeno l’ironia di Pirandello oggi riuscirebbe a stemperare quello che da tempo è un dolente comune sentire. Ovvero: i cattivi continuano a essere impunemente liberi di far male. Col placet della legge.
«Sono fatti gravissimi, che dovrebbero essere impediti, ma difficilmente si possono impedire soltanto sulla base di una denuncia», ammette sconsolato il procuratore capo della Repubblica di Verona Guido Papalia. «Quando si denuncia una molestia il reato non è tale da consentire la privazione della libertà personale».
Nemmeno quando si tratta di un pregiudidicato, già arrestato per tentato omicidio, come in questo caso?
«Ammetto, noi a Verona non lo sapevamo. Nessuno ci aveva fornito un quadro della pericolosità del soggetto. La denuncia della donna uccisa ieri ci era arrivata una decina di giorni fa e riguardava episodi risalenti all’anno scorso. Avevamo incaricato delle indagini i carabinieri di Parma, perché lì Antonio Palazzo risiedeva».
A chi sarebbe toccato impedirgli di nuocere ancora?
«Ripeto il reato di molestie o minacce non prevede l’arresto tout court. L’uomo era in prova ai servizi sociali, non sappiamo nemmeno se gli assistenti sociali che lo seguivano fossero a conoscenza della situazione. Se qualcuno li avesse informati...».
Chi doveva farlo?
«La procura di Verona ha mandato una richiesta di accertamenti ai carabinieri di Parma oltre a una segnalazione per evitare che si verificassero situazioni pericolose. La decisione finale su eventuali provvedimenti restrittivi nei confronti di Palazzo, spettava poi al giudice di sorveglianza».
Sembra la solita tragedia annunciata... Perché nessuno ha rimesso Palazzo dietro le sbarre?
«Non è semplice da spiegare, ma forse la verità è che non ce n’è stato il tempo. Lui abitava a Parma, la vittima a Verona, non erano sposati né conviventi, in comune avevano solo il figlioletto. L’indagine era stata aperta ma spesso le trafile possono risultare lunghe...».
Si può parlare almeno di sottovalutazione del caso?
«Ogni giorno ci passano per le mani decine di denunce simili, purtroppo, a questa di cui stiamo parlando. Scontri violenti in seno alle famiglie, figli contesi con botte e minacce. Situazioni gravissime. Ma la legge è quella che è. Per ammanettare qualcuno, anche se pericoloso, non basta una denuncia per molestie».