Procura, nuovo allarme bomba

E tre. «Hanno messo un bomba alla Procura di Genova, la rivendicazione è per Marcello Lonzi». Diceva così, la telefonata anonima arrivata ieri alle 10,30 alla redazione genovese dell’Ansa. Trattasi del secondo allarme bomba in due giorni per la Procura di Genova e del terzo atto intimidatorio, dopo che la scorsa settimana una biglia aveva rotto il vetro al nono piano del palazzo.
Marcello Lonzi è un detenuto morto nel carcere di Livorno, per il quale era stata avviata un’inchiesta, poi archiviata. La madre di Lonzi ha denunciato il magistrato inquirente e sulla vicenda sta indagando la magistratura genovese. Ieri i controlli degli artificieri della polizia e della Digos hanno dato esito negativo e il palazzo non è stato fatto evacuare.
L’avvocato di Maria Ciuffi, madre di Lonzi, Vittorio Trupiano, ha «condannato fermamente» chi, «invece di scendere a viso scoperto nelle piazze, nei presidi, a offrirci la propria solidarietà, colloca vigliaccamente ordigni incendiari, come già successo, o si diverte a telefonare in Procura, ostacolando l’accertamento della verità del caso Lonzi, fosse solo per lo sconcerto e il disgusto che certe notizie generano nell’opinione pubblica. La signora Ciuffi crede, è ovvio, solo nello Stato e nei suoi Tribunali, altrimenti non si sarebbe nemmeno rivolta a loro». Il giorno prima, un allarme simile era scattato poco dopo le 12, quando un uomo con forte accento genovese aveva chiamato il 118 da una cabina del telefono in piazza Acquaverde annunciando che «questo pomeriggio il tribunale salterà in aria, così iniziate a pagare». Giunti sul posto, gli agenti avevano trovato la cabina ormai vuota.
La scorsa settimana qualcuno aveva colpito con una biglia una finestra poco distante dall’ufficio del pm Giovanni Arena, titolare, insieme al collega Alberto Lari, dell’inchiesta sul calcio scommesse dalla quale ha preso le mosse l’indagine sportiva che ha poi condotto il Genoa in serie C.