La procura di Roma vuole tutti i dossier di Scaramella

Nel mirino dei pm le interviste a Litvinenko. I legali dell’esperto: «Non è indagato a Londra, anzi è parte offesa»

Guido Mattioni

«Mario Scaramella non è mai stato indagato nel Regno Unito. Era testimone e adesso ha addirittura assunto la veste di persona offesa». Ha tagliato corto, ieri, Sergio Rastrelli, avvocato dell’ex consulente della Commissione Mitrokhin ricoverato da giovedì all’University College Hospital di Londra per avvelenamento da Polonio 210. Lo stesso isotopo che il 23 novembre aveva ucciso l’ex 007 russo Aleksander Litvinenko.
Ha tagliato corto, il legale, ma ha cercato anche di mettere i puntini sulle «i» di una vicenda in cui la sola certezza è che di certezze ce ne sono poche. Come del resto è inevitabile, parlando di spie e agenti segreti. Con o senza la preposizione «ex». Così, riferendosi a uno dei tanti sussurri circolati sul ruolo del suo cliente nella Mitrokhin, Rastrelli ha precisato che «Scaramella non ha mai detto di voler fare nomi, ma di voler rendere pubbliche le fonti attraverso le quali ha svolto il suo mandato. In qualità di collaboratore e consulente aveva il compito di acquisire informazioni attraverso fonti aperte che permettessero di fare luce sui rapporti tra l’ex blocco sovietico e le possibili infiltrazioni in Italia».
Del resto, il bagaglio di informazioni di Scaramella sembra interessare a molti. Tra questi molti c’è la Procura di Roma, che ha presentato infatti richiesta all’Ufficio di presidenza del Senato per poter venire in possesso di ogni rapporto scritto e verbale, così come di qualsivoglia relazione, intervista e registrazione video raccolta dal consulente per conto della Commissione. L’obbiettivo del pool di investigatori coordinati dal pm Pietro Saviotti è quello di capire quanta parte del materiale raccolto da Scaramella sia poi confluito nelle relazioni della Mitrokhin. E a interessare la Procura sarebbero in particolare le interviste filmate che il professore napoletano dice di aver raccolto da Litvinenko prima della sua morte. Logico, quindi, che i magistrati romani siano anche in attesa di dati certi circa le condizioni di salute di Scaramella, dipendendo da queste la possibilità concreta di interrogarlo, a Londra o in Italia. Non a caso anche su questo punto, ieri, nell’intervista a Sky Tg24, ha voluto dire la sua l’avvocato Rastrelli. Che riferendosi al quadro clinico del suo assistito ha affermato: «L’unico dato certo è che ha assunto Polonio 210 per ingestione o inalamento, ma che il problema è comprendere il grado di radioattività delle particelle alfa». E dati più precisi in merito, ha aggiunto il legale, se ne dovrebbero avere stamattina. A detta di Rastrelli, comunque, «l’unico rischio reale per Scaramella è legato alle sue condizioni di salute, perché avendo assunto Polonio 210, pur non essendo radioattivo è sicuramente a rischio di vita». Su questo punto è ieri intervenuto lo stesso Scaramella che si è detto «più fiducioso in quanto gli esami clinici non mostrano alcun segno di degenerazione di organi interni». Per altro, l’University College Hospital ha dichiarato ieri che «non c’è prova» che Scaramella - come ha affermato lui stesso - abbia in corpo una quantità di Polonio 210 cinque volte superiore a quella potenzialmente letale». Nel suo bollettino l’ospedale londinese afferma che malgrado la positività al Polonio, Scaramella non mostra segni di avvelenamento radioattivo.
«Per accertare le quantità di Polonio presenti nel suo corpo gli esami sono stati ripetuti più volte e hanno dato valutazioni differenti», ha detto il fratello del consulente .
Sul livello di avvelenamento del consulente, il ministro degli Interni britannico, John Reid, ha detto che è vero che basta un milionesimo di grammo di Polonio per provocare la morte, ma che «le quantità che stiamo trovando sono pari a un milionesimo di milionesimo di grammo». Il ministro Reid, oltre ad aver confermato l’arrivo ieri a Mosca di una squadra di nove 007 britannici per fare ulteriore luce sulla morte di Litvinenko, non ha escluso che le indagini possano riguardare anche l’Italia. A Londra, invece, si sono estese a tre alberghi del centro le ricerche di tracce di radioattività legate alla morte di Litvnineko. Gli esami hanno già dato esito negativo per il «Best Western Hotel» di Shaftesbury Avenue; sono invece ancora in corso nel «Parkes Hotel» di Beaufort Gardens e nel «One Cavendish Place».