La procura: scopriremo se c’era intesa sulla vendita

da Milano

Le parole di Peter Brabeck hanno fatto molto rumore. Il presidente della Nestlé ha parlato di un’intesa con l’Unione europea e con l’Italia, con il ministero della Salute. Ha parlato di un accordo, concluso nel luglio scorso, per smaltire fino a esaurimento il latte per l’infanzia contaminati da ltx. Brabeck ha parlato e tutti hanno smentito. Il ministro Francesco Storace lo ha querelato. «Non ho firmato nessuno accordo», ha detto in televisione all’Antipatico. Ma ora la parola passa alla magistratura. La procura di Ascoli Piceno ha fatto sapere che presterà molta attenzione alle dichiarazioni del numero uno della Nestlé. Il suo discorso è stato definito «rilevantissimo». Parole, hanno aggiunto gli inquirenti, «non passeranno come acqua fresca».
L'inchiesta del procuratore ascolano Franco Ponticelli potrebbe quindi prendere in esame anche questo aspetto della vicenda, oltre all'ipotesi di reato strettamente legata alle violazioni della legge 283 sulla genuinità degli alimenti (ma che potrebbe aggravarsi se si arrivasse a determinare la tossicità della sostanza) e quella riferita a eventuali ritardi nelle informative alla magistratura.
Resta poi da vedere se la competenza per il caso del latte contaminato resterà della procura di Ascoli o se passerà - in base, ad esempio, al luogo in cui hanno sede legale le aziende coinvolte - ad altre Procure, quella di Milano in particolare, o addirittura a organismi di giustizia non italiani.
La seconda fase dell'inchiesta, per ora incentrata sull'accertamento delle responsabilità individuali, ovvero delle persone fisiche (il fascicolo è aperto contro persone da identificare), interesserà la natura dell'Itx, e cioè se sia nocivo o meno, e richiederà tempi lunghi. Occorreranno infatti esami tossicologici, biotossicologici e sperimentazioni, anche se, secondo le prime valutazioni dell'Istituto superiore di sanità, il rischio di effetti genotossici è «assente o trascurabile». Bisognerà poi scoprire da quanto tempo è in uso la tecnica di stampaggio da cui è scaturito il problema, all'origine del quale gli inquirenti non ravviserebbero il dolo.
Quanto all'utilizzo degli stessi imballaggi per altri alimenti, non sarà la procura, d'iniziativa, a disporre esami per verificare ulteriori possibili contaminazioni, perché questo «è compito dell'autorità sanitaria». È probabile che il caso sia nato con il latte (e non con altri prodotti alimentari) per la sua particolare solubilità, ma finora, comunque, non risultano iniziative per stabilire se l'Itx si sia disciolto anche in altri prodotti per il cui confezionamento viene impiegato lo stesso processo.
L’Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha presentato una maxirichiesta di risarcimento danni alla Nestlé per 100 milioni di euro. Una richiesta che è motivata, indipendentemente dalla tossicità o no della sostanza, dal grave stato di disagio e panico in cui sono stati gettati i genitori che hanno alimentato i figli con il latte sequestrato.