LA PROCURA SI COSTITUISCE ALLA CONSULTA

«Il processo resti a Milano». La Procura di Milano sfida il Parlamento e si costituisce in udienza davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere su conflitto di attribuzioni sollevato da Camera e Senato per il processo Ruby, nel quale il premier Silvio Berlusconi è accusato di concussione e prostituzione minorile. Il ricorso del Parlamento davanti alla Consulta, secondo il procuratore Edmondo Bruti Liberati (nella foto), è «inammissibile». Non solo. «Il dubbio sollevato dalla Camera sulla possibile natura ministeriale di una delle condotte contestate al presidente del Consiglio - si legge nel documento firmato Federico Sorrentino, avvocato della procura - è tutto fuorché “ragionevole”, e pone in luce la sua tendenza a proteggere la persona del presidente del Consiglio piuttosto che la sua funzione». Questo perché, prosegue, «è basato su una supposizione, l’essere cioè Karima El Mahroug parente dell’ex capo di Stato egiziano, pacificamente infondata. Sicché non vi è alcuno spazio per affermare che il presidente del Consiglio abbia agito per la difesa del supremo interesse dello Stato». E sempre la Camera «si è arrogata il potere di interferire con l’esercizio del potere giudiziario al di fuori di qualsiasi previsione costituzionale e di sovrapporre una propria valutazione giuridica a quella del giudice». Infine, scrive ancora Sorrentino, «non è ricavabile da nessuna norma, né costituzionale né di legge ordinaria, l’esistenza di un obbligo della Procura di trasmettere al tribunale dei ministri gli atti relativi a una notizia di reato a carico di un membro del governo che non appaia (alla Procura) correlata all’esercizio della funzione di governo».