Un procuratore da strapaese

Averne di magistrati che abbiano queste caratteristiche. «Un servitore
dello Stato che per ben 44 anni ha amministrato la giustizia con
altissima professionalità, con spiccato senso del dovere, con il
massimo impegno, con autonomia e indipendenza assoluta». Splendido
ritratto di Mariano Maffei, procuratore capo a Santa Maria Capua Vetere

Averne di magistrati che abbiano queste caratteristiche. «Un servitore dello Stato che per ben 44 anni ha amministrato la giustizia con altissima professionalità, con spiccato senso del dovere, con il massimo impegno, con autonomia e indipendenza assoluta». Splendido ritratto di Mariano Maffei, procuratore capo a Santa Maria Capua Vetere. Ritratto del quale il Maffei potrebbe sentirsi legittimamente orgoglioso se non fosse per un particolare: gli apprezzamenti entusiastici sono opera sua, Maffei loda incondizionatamente Maffei, mai gli è capitato di vedere una toga più degna.
Il ministro dimissionario Clemente Mastella e Maffei sono impegnati, lo sappiamo, in una singolar tenzone. Secondo Mastella il procuratore capo che avrebbe «espletato un esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti»: ossia, in linguaggio meno criptico, Maffei si sarebbe accanito contro di lui, Mastella, per un viluppo locale di parentele, di amicizie, di inimicizie: viluppo meschino sul quale evito d’indugiare per non tediare i lettori. Secondo Maffei «la polemica sollevata in Parlamento dal ministro Mastella è disgustosa» ed avrà un seguito di querele.
Non conosco il dott. Maffei se non grazie alle televisioni, sui cui schermi s’è esibito in dichiarazioni di fuoco, e non sono in grado di stabilire chi, tra lui e l’ex ministro, abbia ragione. Ma il tono e gli atteggiamenti di questo magistrato che si definisce apostolo della giustizia uguale per tutti danno, magari a torto, la sensazione che la sua sia una giustizia intrisa di beghe locali, dettata da risentimenti personali, condizionata da vicende strapaesane.
Sarà anche un problema d’immagine e di comunicazione. Il Maffei non è aiutato né dal fondo accento dialettale - che a volte rende il suo eloquio quasi inintelligibile - né dall’aspetto tignoso e stizzoso di personaggio coinvolto profondamente nelle faide di campanile. Scagliandosi con veemenza contro i giudici, Mastella ha probabilmente commesso un errore e forse si è macchiato d’una colpa. Tuttavia il procuratore capo Maffei non mi pare, almeno per qualche comportamento pubblico, il rappresentante ideale d’una magistratura che sta al di sopra delle parti, che si preoccupa unicamente del bene generale, che ha per guida i sommi principi del diritto e non i bassi intrighi per promozioni e nomine. Sia detto con tutto il rispetto.
Mario Cervi