Le prodezze della banda Prodi che divertono anche la sinistra

Pubblicata da un piccolo editore genovese una raccolta satirica sui politici che sono andati al potere l’anno scorso

Esiste. Flebile, defilata, quasi clandestina: però esiste. Certo non è minimamente paragonabile alla satira su Berlusconi, un uomo che avrà pure a suo carico un’enormità di crimini, ma che per almeno un decennio ha dato del lavoro a un sacco di gente, comici, vignettisti, barzellettieri, imitatori, caricaturisti, generoso ponte umanitario per la dolente categoria in eterna bagarre con il potere. Come mole, come forza d’urto, come macchina da guerra, la satira su Prodi è molto più fragile, quasi soffre di rachitismo, praticamente sta rinchiusa in una riserva indiana: ma esiste. Per fortuna qualcosa di più evoluto e di più innovativo del nome d’arte Mortadella, da sempre massimo azzardo del cattivismo antiregime.
La satira bonsai sul nuovo potente sta riassunta in un libretto dal titolo chiaro: «Prodezze». A lanciarlo sul mercato - anche il prezzo è politico: 4,90 - sono i Fratelli Frilli Editori, casa genovese che certamente non può competere con i colossi delle larghe tirature, nè tanto meno può godere delle simpatie e delle entrature nei circoli giusti. Anche solo per questo, anche solo per il coraggio dell’anticonformismo, merita spazio.
Prodi, gli amici di Prodi, e per chiudere una raffica di battute varie: le tre sezioni del libretto sono ottime nelle sale d’aspetto, in attesa dal parrucchiere, dopo il check-in aeroportuale, o in situazioni equivalenti. Nel mirino, chi comanda: com’è normale e doveroso in tutti i luoghi minimamente democratici, e come purtroppo non sembra normale soltanto qui in Italia, dove prima della satira viene sempre il calcolo politico, la convenienza, l’opportunismo, il tengo famiglia.
Eppure, basta liberarsi da questi italianismi piccini per sorridere tranquillamente, da destra e da sinistra, anche dei potenti nuovi. Perché di qualunque colore sia la coalizione al potere, vale sempre la regola del grande commediante americano Will Rogers, giustamente riportata nel libro: «Non c’è alcuna fatica a essere un umorista, quando hai l’intero governo che lavora per te».
Quello che lavora adesso per umoristi seri ha molte frecce nel suo arco. Mastella: «Sin da piccolo ha sempre avuto le idee chiare: o divento ministro o niente. Invece è riuscito a diventare entrambe le cose». Di Pietro (dal medico): «Dottore, da quando faccio politica sogno tutte le notti una porta con una grande targa. Io spingo, spingo, spingo. E sudo, sudo, sudo. Ma non riesco ad aprirla. Il medico: che c’è scritto sulla porta? Di Pietro: tirare».
A seguire, gli altri. Bersani è al bar con Prodi. Il presidente del Consiglio: allora, che prendiamo? L’altro: a chi?
D’Alema sta sul classico aereo che sta cadendo. È con il Papa, Napolitano e un giovane hippy. Ovviamente, ci sono solo tre paracadute. Napolitano prende il primo: «Io devo salvarmi assolutamente: non per me, ma per la nazione». E si lancia. D’Alema afferra subito il secondo: «Io sono il più intelligente, l’uomo delle decisioni fulminee. Quindi... ». Si lancia. Il Papa guarda il ragazzo: «Figliolo, io sono vecchio e il cielo mi sta aspettando. Prendi l’ultimo paracadute e salvati tu...». Il ragazzo lo interrompe: «Santità, tranquillo, possiamo salvarci tutti e due: il più intelligente s’è buttato col mio sacco a pelo».
Poi c’è la Bindi, anche se effettivamente è come sparare sui tacchini. Gira e rigira, si torna sempre allo stesso punto, questo suo irresistibile fascino femminile: «Durante una seduta parlamentare, Rosy si scaglia contro un collega dell’opposizione: se lei fosse mio marito, le metterei il veleno nel caffè. L’altro, tranquillo: se lei fosse mia moglie, io lo berrei».
Sul barbecue di Prodi finisce inevitabilmente anche tutto quel mondo illuminato che lo circonda e lo sostiene. Moretti? «Ha scelto il girotondo, perché se fa il nascondino nessuno lo va a cercare». Classe cristallina quella di Grillo, genovese preso a prestito dall’editore genovese: «Vi faccio una confidenza. Ho sentito in un remake televisivo Cirino Pomicino. Ho avuto un attimo di nostalgia. Almeno era uno psichiatra, lui. Adesso abbiamo i suoi pazienti».
Tutto questo e altro ancora. Ma forse è il caso di mettere un punto, anche solo per non raccontare tutto il film. Chiusura in chiave simbolica, a dimostrazione di come la satira non debba dividere tra amici e nemici, se è satira di talento vero: l’omaggio è al colpo di tacco della grande Ellekappa, che da sinistra guarda a sinistra: «Grande sintonia tra D’Alema e Veltroni: pensano esattamente le stesse cose, l’uno dell’altro».