Prodi abbraccia il nemico: "Non ci sono problemi seri"

Il Prof prova a eludere le frizioni Il Presidente Usa: "Berlusconi è un vecchio amico, normale vederlo Romano non mi porta rancore"

da Roma

Sono le due di pomeriggio, George W. non è ancora del tutto sceso dall’auto e Romano Prodi ha già la mano rigida, protesa verso l’ospite americano, pronta per la foto di rito. Bush sorride. Ma quale mano, sembra dire appena lo vede, vieni qua. Lo prende per le spalle, lo abbraccia, lo strapazza, lo trascina davanti alla siepe di telecamere appostate di fianco a Palazzo Chigi, lo prende a braccetto. Insomma un idillio, che si ripete un paio d’ore dopo, al momento del commiato, quando ecco che addirittura lo bacia sulla guancia. Il Professore arrossisce e gongola. Nonostante i cortei che attraversano Roma e le divisioni che attraversano la maggioranza, per lui è una giornata positiva: oltre alla tanta cordialità del presidente americano, può infatti mettere in consuntivo il sospirato invito alla Casa Bianca.
Il linguaggio del corpo diventa così più efficace di tanti resoconti diplomatici e delle tante affermazioni pronunciate durante la conferenza stampa congiunta nell’arroventato cortile di Palazzo Chigi: se l’America ha bisogno di rafforzare i legami con l’Italia, Prodi ha bisogno della sponda che gli offre Bush. Ma le parole, anche quelle servono per la causa. «Un clima ottimo - dice il premier - . È stato un incontro interessante e amichevole. Abbiamo parlato brevemente delle questioni bilaterali, perché per fortuna non abbiamo problemi seri che ci dividono e abbiamo invece una condivisione su tanti e temi e una concezione comune su quelli che sono i destini futuri del mondo». L’Irak, l’Afghanistan, la base di Vicenza, il caso-Calipari, Abu Omar: le divergenze possono restare nei cassetti. «Romano è un grande amico, lo aspetto in qualsiasi momento, dobbiamo solo fissare una data sul calendario», dice Bush. E Prodi: «Lavoreremo a lungo insieme».
Certo, le differenze di opinioni non spariscono. Ora però i due preferiscono sottolineare ciò che lo unisce. «Il G8 - racconta il presidente del Consiglio - è stato un successo. In Germania nessuna tensione, abbiamo ottenuto il massimo possibile. Siamo ad esempio perfettamente d’accordo con gli Usa nel coinvolgere India, Cina e Messico per risolvere i grandi problemi mondiali. Credo poi che il passo compiuto dagli Stati Uniti per giungere a un’intesa di alto profilo sui cambiamenti climatici sia una mossa molto importante nella direzione per lavorare insieme». Tutto ok, sostiene, pure nei dossier mediorientali. «Dobbiamo lavorare ancora parecchio in quello scacchiere che non vede la fine di una crisi in corso da tanti anni. Nello stesso Libano, dove la missione di pace ha avuto effetti certamente positivi, ci sono situazioni di difficoltà tuttora aperte». Italia e Usa possono collaborare pure per l’Iran: «Possiamo fare pressioni perché non vadano oltre un uso pacifico e controllato dell’energia nucleare».
Anche sull’Afghanistan, conferma Prodi, tra Roma e Washington c’è accordo perfetto. Bush, nel colloquio, non chiede maggior impegno: «Non ne abbiamo proprio parlato». E nemmeno la rimozione dei caveat che delimitano l’impiego delle nostre truppe, riferiscono le fonti di Palazzo Chigi, è stato oggetto dell’incontro: «Quello per l’Italia è una linea rossa». Nessuna frizione dunque. Anzi, Bush elogia pubblicamente l’intervento italiano a Herat: «Il popolo italiano deve essere orgoglioso per l’impegno in favore della libertà del popolo afghano». Un’altra mina diplomatica, quella sui risvolti giudiziari delle vicende Calipari e Abu Omar, invece la disinnesca Prodi: «L’Italia è un Paese democratico, applica delle regole e sono sicuro che non contrastano minimamente con l’amicizia e la collaborazione con gli Stati Uniti».
E il faccia a faccia con Silvio Berlusconi? Il caffè che a Villa Taverna Bush offre al Cavaliere, non è questo forse un motivo di divisione? Assolutamente no, assicura il presidente americano. «Lo vedo per due motivi, perché un vecchio amico e perché è il leader dell’opposizione. Anche Prodi lo conosco da tempo, abbiamo lavorato insieme quando era presidente dell’Unione europea. Quindi è un incontro assolutamente normale, Romano infatti prima mi ha detto che non mi porta rancore. Per me è un onore avere l’amicizia di due leader così importanti. Le polemiche in Italia? Be’ anche noi a Washington ne sappiamo qualcosa delle tensioni interne tra maggioranza e minoranza».
Alla fine Prodi, dopo 12 mesi di tensioni con Washington, può dirsi soddisfatto: «Una giornata che a livello internazionale premia il governo in modo chiaro».