Prodi adesso ha paura della tenaglia tra Walter e Silvio

I eri Romano Prodi ha continuato a non commentare le mosse di Silvio Berlusconi, e si è limitato a far filtrare un’acida presa d’atto che, buon ultimo, anche il Cavaliere si è acconciato a discutere di riforme.
In compenso è stata annunciata una sua intervista ad un quotidiano tedesco, nella quale sottolinea che «le elezioni le ho vinte io e non Veltroni», e che il suo mandato dura cinque anni, un’intera legislatura.
Ma Prodi sa che rischia di essere la vittima sacrificale in uno scenario politico rimesso in moto dallo spariglio berlusconiano. Tanto che un autorevole ministro del suo governo prevede che il premier farà di tutto per «mettersi di traverso» se davvero partirà un dialogo sulla legge elettorale tra il capo di Forza Italia e quello del Partito democratico. Con l’avallo di Bertinotti, e in un quadro che ricorda tanto quello della Bicamerale dalemiana: lui asserragliato a Palazzo Chigi, alle prese con una coalizione nella quale la trattativa sulla legge elettorale moltiplicherà le fibrillazioni e la tentazione di rovesciare il tavolo. E fuori Veltroni e Berlusconi che preparano il futuro prossimo, con un tacito patto: fatto l’accordo elettorale tra i due grandi partiti, si può andare a votare. Un quadro nel quale salta quella formula del «simul stabunt, simul cadent» che ha appaiato i destini di Prodi e di Berlusconi, e che finora è stata considerata dal premier una sorta di assicurazione sulla vita.