Prodi agli industriali: «Non taglieremo l’Irap»

A Vicenza promette la riduzione del costo del lavoro e alleggerimenti fiscali su ricerca e innovazione, ma in cambio verranno aumentati i contributi sui precari

Stefano Filippi

nostro inviato a Vicenza

La domanda-chiave arriva da un suo conterraneo, il presidente degli industriali di Reggio Emilia. Fabio Storchi illustra una situazione disastrosa con i sindacati: «Ostacolano lo sviluppo, è per colpa loro se non arrivano investimenti dall’estero». Romano Prodi per un momento sfodera coraggio. Bisogna essere un vero cuor di leone per dire a cinquemila industriali che lui vuole sindacati più forti. Ne desidera meno «perché le trattative dei trasporti sono un casino assoluto con tutte quelle sigle», ma più muscolosi: «Voglio una politica di concertazione con interlocutori forti, non possiamo far finta di impostare le trattative sindacali come se fossimo un Paese diverso».
Il centrosinistra non taglierà l’Irap, non aprirà centrali nucleari, aumenterà le tasse sui contratti introdotti dalla legge Biagi, frenerà l’espansione degli aeroporti. Sono i punti fermi spiegati da Prodi all’assemblea di Confindustria alla Fiera di Vicenza, assieme al suo cavallo di battaglia: la riduzione del cuneo fiscale, cioè delle tasse sulle buste paga. Un’ora e mezzo di esame condotto da 11 imprenditori, domande di 30 secondi e risposte di tre minuti e mezzo. Il candidato premier non entusiasma, non scalda i cuori: gli applausi che accompagnano le sue risposte sono 25 ma tutti timidi, nessuna «standing ovation» finale. Il Professore però è contento: «Non era mica un comizio».
Prodi ripete gli obiettivi generali del suo programma: parole d’ordine come aiuto alla crescita dimensionale delle imprese, innovazione, passaggio generazionale, trasformazione della struttura produttiva, fisco neutrale, rafforzamento delle autorità di controllo, coordinamento delle politiche, impulso alle scuole tecniche, completamento delle grandi opere. Dove prenderà i soldi? Risposta pungente: «Prima devo vedere i conti, e voi industriali dovete insistere con il governo perché pubblichi la trimestrale di cassa». Quanto tempo ci vorrà? Risposta arguta: «Il tempo dipende dal denaro». E come farà a calamitare capitali dall’estero? Risposta inattaccabile: «Per attirare bisogna essere attrattivi».
Gli industriali, coordinati dal direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli, incalzano Prodi su questioni precise: tasse e lavoro flessibile, concorrenza e federalismo, Mezzogiorno e logistica, aiuti alle imprese ed energia. Su questo punto il Professore si scalda: «Siamo con l’acqua alla gola. Occorrono provvedimenti immediati per intervenire alla svelta: più gas liquefatto da rigassificare. Per il futuro bisogna continuare a riconvertire le centrali a carbone e incentivare il risparmio energetico. Il nucleare? Io seguo la politica dell’Unione Europea, che invita a riprendere la ricerca ma non ad aprire nuove centrali adesso. In cinque anni risparmieremo il 20 per cento della spesa per gli approvvigionamenti».
Sul fisco, Prodi insiste su due punti: l’Irap sarà corretta ma non eliminata («abolirla non ha senso: il gettito è di 35 miliardi di euro») e la riduzione del costo del lavoro di cinque punti nei primi cento giorni di governo («e non escludo di fare di più in seguito»). Il taglio sarà finanziato dall’aumento dei contributi sul lavoro precario, dalla riduzione della spesa pubblica con un «patto di stabilità» con gli enti locali e dalle nuove tasse sulle rendite finanziarie. Agli industriali Prodi promette alleggerimenti fiscali sulle spese per la ricerca e l’innovazione, agevolazioni per il passaggio delle aziende dai padri ai figli e per l’aumento dimensionale, maggiori controlli delle Autorità, l’accentramento a Roma di competenze ora regionali come la promozione turistica. Le piccole imprese verranno aiutate potenziando i distretti industriali e il rafforzamento di ambasciate e uffici Ice sosterrà l’export. Una sola frecciata su questioni politiche: «Farò di tutto per ripristinare il vecchio sistema elettorale. Anche Calderoli ha detto che la riforma è una porcata. Mai sentito in vita mia definire così una legge».