Prodi ammette: la gara per Alitalia è fallita

Il Tesoro chiude la procedura. L’Ue: basta aiuti di Stato. Il
presidente Napolitano: bisogna collaborare con le istituzioni europee. Il capo dell’esecutivo: "Si è concluso un processo come non volevamo e
adesso stiamo riflettendo su che cosa fare per il futuro: ci sono
diverse ipotesi in campo". Berlusconi: "È la dimostrazione che il governo non comprende la libertà di mercato e le sue regole"

Roma - Per Romano Prodi l’atterraggio è brusco. Il ritiro di tutti i concorrenti alla privatizzazione dell’Alitalia «dimostra come fosse profonda la crisi della compagnia - dice il presidente del Consiglio -: non lo ignoravamo e adesso dobbiamo trarne le conseguenze». Prodi deve ammettere che le cose non sono andate nella direzione giusta. «Si è concluso un processo come non volevamo - osserva, nel corso di una visita a Bratislava - e adesso stiamo riflettendo su che cosa fare per il futuro: ci sono diverse ipotesi in campo». Ma c’è un problema di fondo, e lo solleva Silvio Berlusconi: il caso Alitalia «è l’ulteriore dimostrazione - afferma il leader della Cdl - che questo governo non comprende la libertà di mercato e le sue regole».
La gara è chiusa. Che cosa faranno, adesso, Prodi e Padoa-Schioppa? Un’opzione è esclusa a priori: la ricapitalizzazione da parte del Tesoro. Bruxelles ha già lanciato un monito in proposito: basta aiuti di Stato. E persino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorda al governo che nel caso dell’Alitalia «bisogna collaborare con le istituzioni europee», attenendosi alle regole. «Problemi come quelli degli aiuti di Stato alle compagnie in difficoltà - spiega - si pongono in tutti i Paesi europei, e l’esperienza di tanti anni come Paese membro della Cee prima e dell’Ue dopo, ci dice che non possiamo fare strappi con l’Europa». La Commissione di Bruxelles ha ricordato che la ricapitalizzazione pubblica Alitalia del 1997 è stata l’ultima consentita dalle regole europee, mentre quella del 2004 non faceva riferimento ad aiuti pubblici.
Sembrerebbero parole di ovvio buon senso, quelle di Napolitano. Ma in realtà così ovvie non sono se un esponente della maggioranza, come il capogruppo dei Comunisti italiani alla Camera Pino Sgobio, invita «lo Stato a ricomprarsi l’Alitalia, per il bene del Paese e dei lavoratori». E naturalmente si fa strada anche l’ipotesi del complotto fra le compagnie acquirenti, per comperare l’Alitalia a prezzi stracciati. «Non vorremmo che si fosse formato un cartello fra le compagnie, per far diminuire il prezzo di mercato dell’Alitalia - suggerisce il verde Angelo Bonelli -: sarebbe una cosa gravissima. Il Tesoro - aggiunge - appronti subito un piano di rilancio della compagnia». Anche i sindacati si agitano. «Il governo deve spiegare le ragioni per cui è fallita la gara - attacca il segretario della Uil, Luigi Angeletti -: non vorremmo scoprire che l’unica strategia è la liquidazione di Alitalia». Anche il segretario cislino Raffaele Bonanni chiede spiegazioni per questo «risultato scaldaloso».
Nessuno a sinistra e nel sindacato si accorge che il flop è avvenuto proprio nella giornata dell’ennesimo sciopero dei dipendenti della compagnia che fu di bandiera (150 i voli cancellati). Lo rileva invece Mauro Fabris, capogruppo dell’Udeur alla Camera, che bolla come «irresponsabile» l’atteggiamento degli assistenti di volo. Il centrodestra chiede al governo di riferire della situazione in Parlamento. Secondo Roberto Maroni, al Tesoro non resta che convocare l’assemblea straordinaria dei soci per la messa in liquidazione della società. «Ora - aggiunge l’esponente della Lega - c’è solo da augurarsi che al governo non venga in mente di utilizzare qualche trucco per svendere la compagnia a Air France, sacrificando l’aeroporto della Malpensa ai soliti interessi romani».
Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e il segretario dei Ds Piero Fassino ipotizzano che il governo interverrà in breve tempo con una soluzione alternativa. Ma il presidente della Confindustra, Luca di Montezemolo, è scettico: «La vedo negativamente - dice -: la procedura del Tesoro non ha portato ad alcun risultato».