Prodi apre la caccia all’oro di Bankitalia

Il premier avalla la proposta della sinistra radicale. Dissensi anche nella maggioranza. Contrari i vertici di Via Nazionale. L’imbarazzo di Letta

Roma - Non molti avevano preso sul serio il passaggio della risoluzione di maggioranza sul Dpef, nel quale si chiede al governo di convincere Bruxelles a non ostacolare l’utilizzo delle riserve della Banca d’Italia per ridurre di qualche decimale di punto il debito pubblico italiano. Questo fino a ieri, quando il premier Romano Prodi ha dedicato al tema la chiacchierata mattutina con i giornalisti che lo seguono passo a passo nella sua vacanza a Castiglion della Pescaia. «Il fatto che sia iniziato un dibattito serio sul tema dell’utilizzo delle risorse auree di Bankitalia - ha sostenuto prima della corsa quotidiana - è certamente positivo». Il fatto che tutti i precedenti tentativi siano falliti di fronte alle resistenze della Banca centrale europea e alle regole dei trattati Ue, non sembra scoraggiare il presidente del Consiglio. «In molti Paesi ci sono state scelte diverse. Alcuni hanno venduto una parte dell’oro, altri non l’hanno fatto», ha rilevato.

Parole importanti, anche se pronunciate in un contesto vacanziero, che hanno scatenato reazioni accese nel centrodestra. E che avranno sicuramente fatto vibrare le corde sensibilissime della Banca d’Italia di Mario Draghi, notoriamente contraria a operazioni del genere.

E così, al portavoce di Prodi è toccato intervenire per precisare che il presidente del Consiglio «ha solo risposto alla domanda di un giornalista» e che si «è limitato a dire che è positivo che se ne discuta».

L’accenno agli «altri Paesi» fatto dal premier è comunque il linea con la risoluzione che accompagna il Documento di programmazione economica e finanziaria, approvata a fine luglio. E che molti consideravano scritta sotto dettatura della sinistra radicale. L’Unione - si legge nel testo - impegna il governo a «effettuare anche nei rapporti con l’Ue una ricognizione di tutti gli strumenti utili a determinare una significativa riduzione del debito pubblico» con «riferimento a forme concordate di utilizzo delle riserve delle banche centrali, in oro e in valuta eccedenti quanto richiesto dal concerto con la Bce per la difesa dell’euro, anche sulla base delle esperienze di altri Paesi». In altre parole si tratta di ridurre il debito nazionale attraverso l’utilizzo delle risorse che Bankitalia detiene per intervenire, qualora la Bce lo chieda, a sostegno dell’euro. E che gli istituti centrali nazionali utilizzano, in piena indipendenza, anche per sostenere banche in crisi di liquidità. In tutto si tratta di 59,7 miliardi di euro a fronte di un debito che ammonta a più di 1.600 miliardi.

Mettere le mani nell’oro e della valuta di Palazzo Koch, fa comunque gola a molti. La sinistra radicale, in particolare, spera di evitare così tagli alla spesa e privatizzazioni. E di liberare in questo modo risorse per la spesa corrente. Secondo il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli si impedirebbero tagli «nei settori cruciali delle politiche sociali e di tutela dell’ambiente». Decisamente a favore il sottosegretario all’Economia Paolo Cento, che boccia l’altolà arrivato dal centrodestra: «La possibilità di utilizzare le riserve auree è prevista dal Dpef». Critiche strumentali che per Giuseppe Lusetti della Margherita, che sottolinea però che per il momento si farà solo «una valutazione seria e responsabile» di questo come di altri strumenti. In molti, nella maggioranza accusano il centrodestra di avere «memoria corta» perché, come sostiene il capogruppo alla Camera di Italia dei Valori Massimo Donadi, anche la Cdl tentò questa strada, Controcorrente Pino Sgobio, del Pdci che punzecchia Prodi invitandolo a pensare più che alle riserve, «ad una politica sociale». Un po’ di imbarazzo sembra emergere dalla non risposta del sottosegretario alla presidenza Enrico Letta: «È un discorso troppo aureo e non possiamo affrontarlo qui», ha detto a margine di un’iniziativa del Partito democratico.