Prodi arriva ultimo nella condanna al corteo dell’odio

Anna Maria Greco

da Roma

Che cosa ha da dire Prodi sul corteo anti-Nassirya di Roma? Tirato per la giacca da destra e da sinistra, Romano decide alla fine di emettere la sua condanna. Lo fa con un giorno di ritardo, quando già sono esplose le polemiche per gli slogan contro i morti in Irak e i fantocci-soldati bruciati in piazza e dopo che il leader del Pdci Oliviero Diliberto, è stato isolato dall’Unione e attaccato dall’opposizione per aver partecipato alla manifestazione che doveva essere per la pace in Medio Oriente.
Il presidente del Consiglio arriva a fine mattinata nella sala stampa di Montecitorio e si offre alle telecamere. «Peggio di così... è stato un gravissimo gesto di irresponsabilità». Più che una dichiarazione, due battute. A chi gli chiede se gli sembra sufficiente la presa di distanza di Diliberto dai centri sociali, responsabili degli episodi, il premier replica secco: «No, credo che ci deve essere un impegno a finirla con il giocare con la piazza».Un monito agli alleati troppo radicali che amano le compagnie pericolose e due ore prima il portavoce di Prodi, Silvio Sircana, ha criticato la debole precisazione di Diliberto. «Riteniamo - spiega - che si sia ripetuta, e sottolineo ripetuta, una cosa molto grave. È inutile continuare a nascondersi dietro le definizioni “quattro imbecilli, quattro teppisti“. Proprio perché sono pochi è necessario che queste cose non si ripetano più. Proprio perché sono pochi si vede chi ci sta dietro, quindi è ora che queste cose finiscano».
Nel pomeriggio il leader dell’Udeur Clemente Mastella critica le «tardive e insufficienti» prese di distanza dal corteo di Roma. Non si capisce se si riferisce solo a Diliberto, ma comunque lancia un altolà: «O chi ha deciso di stare in questa maggioranza - dice il Guardasigilli- eviterà in futuro di partecipare a manifestazioni dove si insultano i nostri soldati, ai quali va tutta la nostra solidarietà, o per noi si porrà seriamente il problema morale e politico di convivere con questa alleanza». Il ministro parla di «una pagina bruttissima che non può essere scritta da una forza politica che partecipa alla coalizione di governo». Dice che non sono sufficienti, data la gravità dell’accaduto, i «doverosi distinguo e le tardive prese di distanza da chi insulta e offende». E avverte: «Si sta scivolando da una cultura di lotta e di governo, per noi già intollerabile, ad una cultura di eversione e di governo, assolutamente inaccettabile e del tutto ingiustificabile».
Messo all’angolo per la condanna unanime dell’Unione, dai Verdi all’Italia dei valori, il Pdci non cede e fa sapere che non accetta diktat. Sembra che le critiche del premier e degli alleati non siano gradite e il capogruppo alla Camera Pino Sgobio condanna «slogan e insulti insensati e vergognosi di un manipolo di provocatori», ma respinge le «polemiche pretestuose e strumentali piovute addosso al partito». Circola voce di una telefonata Prodi-Diliberto, ma viene smentita. Però, dallo staff del segretario avvertono: «Nessuno ci può dire quando è opportuno scendere in piazza. Se dovessimo, per esempio, ritenere utile manifestare contro un'eventuale riforma delle pensioni, lo faremo».
Mentre la Digos prepara un’informativa per la Procura di Roma, che cerca di individuare anche dai filmati i responsabili degli episodi, arriva anche la condanna del presidente del Senato che parla di «inciviltà». Franco Marini, a Catania per ricordare le vittime siciliane del terrorismo internazionale, stigmatizza «le vergognose affermazioni che una minoranza all'interno di una giusta manifestazione si è permessa di rivolgere all'indirizzo dei caduti per il terrorismo e all'indirizzo dei nostri soldati».«Un errore tragico», per la Ds Anna Finocchiaro. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema dice che queste proteste «offendono la coscienza della nazione», non rientrano nella dialettica democratica e vanno condannate insieme da maggioranza e opposizione. Quanto al Pdci, il vicepremier Ds ricorda che nel corteo si gridava anche «Prodi boia, D’Alema boia». «Consiglierei - dice - a tutte le persone di buonsenso di non aderire a manifestazioni nelle quali ci sono slogan di questo tipo».