«Da Prodi un atto di terrorismo legislativo»

Gianandrea Zagato

«Il Governo Prodi compie un atto di terrorismo legislativo». Pausa. «L’esecutivo impugna una legge regionale della Lombardia per punire chi non ha scelto di votare per loro». Davide Boni sa che le parole sono pietre ma, «stavolta», nota l’assessore lombardo al Territorio, «la misura è colma»: la contestazione del Consiglio dei ministri davanti alla Consulta di uno stralcio della legge urbanistica varata dal consiglio regionale «è solo un’efferata azione di ingerenza nell’attività legislativa della Regione più produttiva e trainante d’Italia».
Commento su quell’«intrusione» a gamba tesa dei ventisei ministri del centrosinistra nei confronti di Roberto Formigoni, degli assessori e della sua maggioranza che varando la riforma della legge urbanistica lombarda, secondo l’accusa, avrebbero violato gli articoli 3 e 97 della Costituzione. Valutazione ufficiale di un ricorso che appare «ingiustificato»: infatti, la legge numero 12 del 14 luglio 2006 uniforma la Lombardia al testo unico nazionale in materia edilizia, quello elaborato dal governo D’Alema e varato poi da Amato. Come dire: si tratta di un provvedimento preso nel nome e per conto di tutti, ma proprio tutti i cittadini lombardi, nessuno escluso.
«Legge che, garantisco, è frutto di un’ampia intesa» fa sapere il presidente della Regione: «E poiché sulla base di questa valutazione la legge pugliese sulla gestione integrata dei servizi sociali non è stata impugnata dal Consiglio dei ministri alla Corte costituzionale, chiedo che non lo sia neppure la nostra legge sull’urbanistica». Richiesta di un passo indietro di un «ricorso stupefacente, perché è il centrosinistra che ricorre contro se stesso, quel testo unico voluto da Massimo D’Alema» osserva Marcello Raimondi, presidente della commissione Urbanistica della Regione.
«Quella lombarda è una riforma assunta dalla Regione sulla base delle richieste pervenute dagli enti locali e dalle associazioni: un provvedimento che introduce la novità che i piani attuativi della legge - gli strumenti, cioè, di pianificazione individuati dai piani regolatori - dovranno essere adottati e approvati dai consigli comunali e non più solo dalle giunte» aggiunge Raimondi. Scelta di restituire maggiori poteri ai consigli comunali che, dunque, l’esecutivo Prodi contesta insieme alla decisione presa dalla Lombardia di portare da cinque a tre anni i limiti di salvaguardia (ossia di validità del piano regolatore) del territorio da interventi edilizi. Contestazione, quest’ultima, di chi crede che la Regione Lombardia abbia così fatto un regalo all’imprenditore Paolo Berlusconi che legittimamente tenta di costruire su un terreno di sua proprietà in quel di Monza. No, nessuna leggina ritagliata su misura del fratello dell’ex premier: a testimoniarlo le leggi urbanistiche di Toscana (1 del 2005), Marche (34 del ’92), Piemonte (56 del ’77) ed Emilia Romagna (14 del 2000) - dove i limiti sono di tre anni - e quelle di Liguria (34 del ’97) e Puglia (20 del 2001) dove il limite di salvaguardia è fissato in due anni.
L’accusa di aver ritagliato la legge 12 del 2006 su misura dell’imprenditore Paolo Berlusconi non regge. E il progetto della società Istedin non ha certo subito un’accelerata grazie alla riforma della legge urbanistica varata dal Pirellone. Certezza che spinge La Regione a rispedire al mittente ogni accusa ricordando, tra l’altro, che il ricorso alla Consulta non sospende la legge, ovvero non interrompe giuridicamente l’efficacia del provvedimento del 14 luglio 2006.
«Ci tuteleremo in tutti i modi e nelle sedi più opportune» chiosa Boni: «Chiederò pertanto al presidente Formigoni la possibilità di discutere quanto accaduto durante la riunione di giunta, prevista in agenda per mercoledì prossimo, perché in questo modo una sinistra sempre più anti-federalista mina l’autonomia e l’autogoverno regionale a discapito di tutti i cittadini».