Prodi al bivio della Finanziaria

Rocco Buttiglione*

Ci sono quelli, nel centrodestra, che parlano come se la caduta a breve scadenza del governo Prodi fosse sicura e loro già ne avessero le dimissioni in tasca. E ci sono quelli che parlano come se questo governo dovesse durare con sicurezza cinque anni o magari ancora di più.
Io credo invece che le prospettive di questa legislatura dipendano essenzialmente dal tipo di opposizione che noi saremo in grado di fare, a partire dalla discussione sulla prossima legge finanziaria. Possiamo seguire la linea di una opposizione populista, che dice no ad ogni misura di risanamento, cavalca ogni protesta corporativa e si ritrova magari nelle piazze insieme con Rifondazione comunista a difendere il partito della spesa pubblica.
Se faremo questo offriremo al governo Prodi un alibi perfetto per dire in sede europea: «Più che tanto non posso fare; ho contro l’opposizione in blocco e una parte della mia stessa maggioranza. L’unica cosa che posso offrire in materia di risanamento di bilancio è un aumento delle tasse ed un taglio alla spesa per le infrastrutture». Avremmo una cattiva legge finanziaria, si rinsalderebbe la maggioranza di governo ed il Paese si avviterebbe sulla via del declino.
Possiamo invece dire che il risanamento finanziario non è una imposizione irrazionale dell’Europa ma una necessità per dare prospettive di crescita all’Italia. Possiamo aggiungere che il risanamento va fatto senza aumentare le tasse e spostando risorse dai consumi agli investimenti, materiali ed immateriali, per accrescere la competitività del Paese. Possiamo sfidare Prodi a fare una Finanziaria che abbia queste caratteristiche.
Se riesce a farlo senza perdere la sinistra radicale, allora tanto di cappello ed ha vinto lui una battaglia importante. Ci consoleremo con il fatto che il Paese avrà comunque una buona legge finanziaria ed avrà imboccato un cammino virtuoso di crescita.
Se non riesce ad avere i voti della sinistra massimalista su di una Finanziaria così, allora i voti dobbiamo darli noi e lui subito dopo si deve dimettere perché si sarà creata una situazione politica del tutto nuova e si sarà dissolta la maggioranza uscita vincitrice (sia pur di pochissimo) nelle ultime elezioni. È naturalmente possibile anche che Prodi rifiuti la scommessa e scelga comunque di cedere al ricatto della sinistra massimalista per salvare la sua maggioranza. Perderebbe però la faccia davanti all’Europa, chiarirebbe senza ombra di dubbio di essere lui il responsabile del declino dell’Italia e si alienerebbe definitivamente il sostegno dei ceti produttivi e dei circoli dirigenti responsabili del Paese.
Una cosa certamente il centrodestra non può fare, e questo è recitare contemporaneamente tutte e due le parti in commedia: quella del difensore del rigore e della competitività da un lato, e quella del difensore del partito della spesa pubblica e degli interessi corporativi dall’altro.
Per incalzare Prodi e rimproverargli la sua indecisione e la sua incapacità di decidere dobbiamo essere capaci noi di scegliere e di rendere conto limpidamente delle nostre scelte davanti al paese. Sullo sfondo delle due linee politiche alternative che il centrodestra può prendere vi sono anche due visioni strategiche della opposizione e perfino della politica. Per l’una al primo posto viene la contrapposizione all’avversario, sempre e comunque. Per l’altra anche nel fare l’opposizione al primo posto c’è l’interesse generale ed il bene comune del Paese.
*presidente Udc