Prodi boccia Bersani: non fa crescere il Pd E lui: miglioreremo

Il Professore boccia il leader del Pd: "Non riesce a <em>uscire</em> e nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe". E promuove Monti: "Ci può salvare"

Non è una bocciatura, ma poco ci manca. E di sicuro Pier Luigi Bersani non passa l'esame del Professore. Infatti, Romano Prodi, in un'intervista su Repubblica, esprime una severa critica nei confronti del leader del Partito democratico. Una sola battuta che però, nel momento in cui versa il Pd, assume un significato rilevante. Soprattutto se a ciò si aggiunge la candidatura di Mario Monti invocata a spron battuto da Prodi.

"Bersani è una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a "uscire"...Non è confortante leggere che, con quel che succede, nei sondaggi il Pd non riesce a screscere come ci si aspetterebbe". 

Chissà cosa intendesse dire Prodi con il verbo "uscire". Di sicuro, non è una parola dai contorni positivi. Così come è certo che anche l'ex leader dell'Ulivo si è accorto dell'inconsistenza del Pd e della sua incapacità di raccogliere maggiori consensi. Spaccato al suo interno, con chi propone un esecutivo di emergenza e chi preferisce le elezioni, rottamato da quel Matteo Renzi contestato e snobbato da militanti e vertici del partito, costretto a strizzare l'occhio a Vendola e a Di Pietro ma provando contemporaneamente ad adulare l'Udc di Casini, sembra che le alternative offerte dal maggior partito di opposizione non convincano Romano Prodi.

Adesso il Professore ha fretta e spinge per Monti. E non importa se qualche mese fa sosteneva che non fosse opportuno puntare alla crisi di governo perché "non si cambia il timoniere durante la tempesta". Ora conta solo una cosa: far cadere Berlusconi, aiutare indirettamente l'inefficace Pd e spingere su Mario Monti.

"Ho cambiato idea, ora è chiaro che è il timoniere che ci porta verso gli scogli", dice Prodi sul quotidiano di De Benedetti. Solo lui ci può salvare, aggiunge il Professore in un momento che Prodi definisce "brutto, bloccato e pericoloso, che credo che l'Italia abbia vissuto solo alla vigilia del 25 luglio '43: ma allora avevamo la guerra in casa". Adesso la guerra è anche all'interno del Pd. E Prodi, proponendo Monti, si erge a co-salvatore della patria. Nella consapevolezza inconscia che un Partito democratico così diviso non sarebbe all'altezza.

Cosa sulla quale non si dice d'accordo il segretario del Pd Bersani che, ospite a In mezzo'ora, ha risposto al Professore così: "Tra me e Prodi la storia è antica, non c’è mai stato nessun problema. Io rispondo alle sue osservazioni dicendo che siamo partiti da condizioni difficili e certamente facile non è. Abbiam solo quattro anni e siamo già il primo partito del Paese. Noi siamo stati ben peggio di questo. Siamo migliorati, sondaggi compresi. E questo ci fa dire che possiamo ancora migliorare. E miglioreremo, con l’aiuto generoso di tutti. Il nostro servizio è al Paese e non è guardarci la punta delle scarpe".

Dal vecchio al nuovo, Bersani è tornato sull'argomento Renzi e sulle contestazioni da lui subìte a Roma durante la manifestazione del Pd. Ma non parlategli di fischi. Tuttalpiù, dice Bersani, "c'erano centinaia di migliaia di persone, c'è stato un battibecco. Di certo è stato spiacevole, ma Renzi è del Pd, io sono anche il suo segretario. Tutti hanno il diritto di parlare. Da parte mia non c’è nessun problema. Vanno bene le discussioni, vanno bene le primarie. Anzi, vorrei ricordare che io sono l’unico segretario del partito che si basa sulle primarie. Ma vedo paginate intere di giornali su questa storia di Renzi e Bersani. Ora dobbiamo occuparci dell’Italia. No dei destini personali". Ma forse è bene che almeno del suo destino Bersani cominci a preoccuparsi.