Prodi: Bush non cambierà la strategia italiana

Roma - Romano Prodi punta ad assumere la leadership dei “non allineati” (se esistessero ancora). E dopo aver allargato il Tevere con i Dico, punta ad allargare anche l’Atlantico per l’Afghanistan. L’occasione viene dall’incontro con Hamid Karzai. Il presidente afghano apprezza negli incontri riservati l’iniziativa di Bush di un’offensiva militare nel sud del Paese, annunciata per la primavera. Iniziativa per la quale il presidente americano ha preventivamente ringraziato l’Italia per la partecipazione aerea. E pronta, a 24 ore dalla manifestazione di Vicenza, la risposta di Prodi. «Il discorso del presidente Bush non cambia la strategia e gli impegni della presenza italiana». E per essere più chiaro: «Noi ci siamo impegnati in una precisa zona, con uno sforzo consistente e manteniamo questo nostro impegno. Poi si vedrà se ci sarà o no questa offensiva di primavera. Certamente - aggiunge il presidente del Consiglio - l’impegno e la strategia non cambiano con una semplice dichiarazione». Insomma, i militari italiani non andranno nel sud dell’Afghanistan, come previsto dalla “regole d’ingaggio”. Nemmeno se scatta l’offensiva Usa.
Che la visita di Karzai potesse essere più ruvida e politicamente imbarazzante del previsto per Prodi e D’Alema, s’era capito già dalla mattinata. In tutti gli incontri ufficiali (ha visto anche Napolitano, e i presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato, Ranieri e Dini), il presidente afghano aveva espresso «grande apprezzamento» per la presenza militare e gli aiuti dell’Italia. Ma la riconoscenza Karzai la rivolgeva a tutti i Paesi, soprattutto agli Stati Uniti, che attraverso la Nato - ricorda una nota congiunta di Dini e Ranieri - forniscono un impegno diretto ad affrontare e risolvere la situazione di terrorismo e di guerriglia nell’area sud-orientale e al confine con il Pakistan.
Karzai è convinto che il terrorismo e la guerriglia che ancora insanguinano le aree meridionali dell’Afghanistan trovino sostegni e appoggi nelle aree di confine con il Pakistan. Per queste ragioni, aveva detto di essere d’accordo con l’offensiva militare di primavera che dovrebbe essere concentrata proprio nel sud del Paese. Prodi, però, non solo è contrario all’iniziativa di Bush. Ma nella conferenza stampa a Palazzo Chigi ricorda che occorre «coinvolgere tutti i Paesi vicini all’Afghanistan». Quindi, anche il Pakistan. L’esatto contrario di quel che voleva ascoltare Karzai (e Bush).
Altro elemento di imbarazzo, l’idea di Massimo D’Alema di organizzare una Conferenza di pace, iniziativa annunciata dal ministro degli Esteri durante la sua missione a Kabul. «Ogni iniziativa di pace è ben vista dal popolo afghano», sostiene Karzai. Negli incontri riservati osserva: ma come sarebbe possibile organizzare una conferenza di pace senza i talebani? I talebani, però, non hanno rappresentanti ufficiali; in più, su alcuni di essi gli Stati Uniti hanno spiccato mandato di cattura. Quindi, gli Usa non potrebbero essere d’accordo a una conferenza di pace con i talebani presenti. E senza talebani non si può organizzare. Una formula elegante per dire che la conferenza di pace appare una soluzione difficilmente percorribile.
Ultimo elemento di imbarazzo, l’ipotesi sulla creazione di un fondo destinato a ritirare (sul meccanismo dell’ammasso agricolo) le produzioni di oppio. Sull’argomento, il presidente afghano ha espresso la sua totale contrarietà. Sarebbe uno stimolo a incentivare le coltivazioni e la produzione di oppio, avrebbe osservato durante gli incontri. E avrebbe anche ricordato come le ultime statistiche disponibili nel Paese dimostrano come la produzione di droga sia in calo nelle aree dove le forze alleate hanno garantito la sicurezza sociale.