Prodi cede sul welfare, l’ira di Confindustria: è peggiorato

Il Protocollo è stato modificato in Consiglio dei ministri. Gli
imprenditori: "È peggiorato". La Cisl: il premier deve riconvocarci.
Regole più restrittive sui contratti a termine, eliminato il tetto ai
lavori usuranti. <a href="/a.pic1?ID=212773" target="_blank"><strong>Bombassei: &quot;Per accontentare tutti hanno fatto una frittata&quot;</strong></a>

da Roma

Il testo del disegno di legge sul welfare che arriverà alla Camera sarà diverso dal testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il compromesso adottato dal governo (per non scontentare la sinistra estrema) di non indicare il numero dei lavoratori «usuranti» crea problemi di copertura finanziaria. Problemi che avrebbero impedito alla Ragioneria generale dello Stato di dare la necessaria «bollinatura»: cioè, il timbro che certifica la copertura finanziaria di una legge.
Non è finita. Le modifiche apportate al Protocollo per venire incontro alle richieste della sinistra estrema (il disegno di legge passa a maggioranza al Consiglio dei ministri e la Cosa rossa si spacca: Ferrero e Bianchi si astengono, mentre Bianchi e Mussi danno un «sì con riserva») non sono gradite da Confindustria e Cisl: entrambi chiedono una convocazione delle parti sociali in quanto il governo ha cambiato il Protocollo.
Quel testo prevedeva che erano 5mila i lavoratori impegnati in attività usuranti che potevano andare a riposo con tre anni d’anticipo, con una spesa decennale di 2 miliardi. Contro il «tetto» si era espressa tutta la sinistra estrema. Così, nel testo approdato a Palazzo Chigi veniva stanziato il limite di spesa, ma non più il numero. Una mossa che avrebbe autorizzato tutti i lavoratori «usuranti» a poter chiedere lo sconto di tre anni sull’età pensionabile. E se lo avessero fatto i costi sarebbero ben superiori ai 2 miliardi stanziati. Da qui, lo stop della Ragioneria che sta lavorando ad una clausola di salvaguardia. Potrebbe prevedere una verifica della dinamica della spesa per i lavoratori «usuranti»; e, se superiore alle previsioni, una riduzione del campo di applicazione dei benefici.
Contro il testo approvato dal Consiglio dei ministri si scagliano anche Confindustria e Cisl. Oltre alle modifiche per i lavoratori «usuranti», infatti, il Protocollo sul welfare è stato modificato anche nella parte sui contratti a termine. Per gli industriali, le modifiche sono talmente ampie («peggiorano anche le norme del 1962») da prefigurare «una vera e propria riscrittura. Pertanto, occorre riaprire la discussione nel rispetto dello spirito del Protocollo». Per la Cisl, invece, il governo è venuto meno «al principio della concertazione, introducendo modifiche per superare questioni interne alla maggioranza».
Il ddl sul welfare finirà al Senato dove, con ogni probabilità, si ricongiungerà sottoforma di emendamento alla finanziaria a metà novembre, appena verrà licenziata dal Senato. E l’ipotesi di un voto di fiducia a Montecitorio è sempre più probabile. Sempre che superi lo scoglio di Palazzo Madama. La maggioranza presenterà 400 emendamenti. Fra questi, una riforma delle aliquote Irpef per i lavoratori dipendenti. «Sarebbe bello, ma i soldi sono finiti», dice Visco. E Prc risponde: tassando le rendite finanziarie li puoi trovare.