Prodi in cerca di legittimazione

Gianni Baget Bozzo

Dobbiamo alla scintillante intelligenza del presidente Cossiga il paragone tra Massimo D’Alema e il conte di Cavour. A nessun altro sarebbe venuto in mente. Ma il paragone è traditore.
Vi è in comune, tra il conte e il «leader Maximo», il fare di una spedizione militare all’estero un motivo di politica generale. Ma, nel caso del conte di Cavour, l’obiettivo era di politica estera: quello di far sentire alla Francia e all’Inghilterra che il Piemonte era in Italia lo Stato conforme alla loro modernità influenzata dall’illuminismo contro il blocco reazionario degli imperi: Prussia, Austria, Russia. Cavour voleva fondare uno Stato e fare la guerra per ottenerlo; e capiva che la via della fondazione del Regno d’Italia passava per una guerra. E questa guerra doveva essere combattuta, in nome della modernità, dall’Impero francese, visto che Napoleone I aveva restaurato, dopo un millennio, il Regno d’Italia.
La manovra di D’Alema è invece di politica interna: in un Paese legato al mondo occidentale come l’Italia, non si può governare in nome dell’ostilità ad esso. Questo è il primo governo di sinistra nella storia italiana e non ha vinto con un consenso democratico tale da legittimare un tale soprassalto politico. Ventisettemilacinquecento voti di differenza non sono sufficienti a motivare il cambio delle coordinate che hanno governato la politica italiana dal ’46 in poi. E, non a caso, questo è un governo di sinistra perché è un governo di tutta la sinistra, in cui il contenuto culturale è dato dall’estrema sinistra.
L’unico terreno su cui gli ulivisti del Ds possono motivare la loro legittimità è il riconoscimento che la spedizione di tremila uomini inviata in Libano è una richiesta che viene al medesimo tempo dagli Stati Uniti e da Israele: i santi protettori del governo Berlusconi, ma anche due elementi essenziali di tutta la tradizione politica italiana.
Berlusconi ha costruito l’alleanza italiana con gli Stati Uniti e con Israele come linea dominante, non dirò soltanto della sua politica estera, ma della sua legittimazione istituzionale. Il centro destra è in difetto di linguaggio politico, 1a mancanza di cultura politica è la sua grande debolezza, altrimenti avrebbe potuto scegliere il concetto di Occidente come la sua giustificazione e la sua novità.
Nessun governo italiano fu, dopo il ’60, più occidentale di quello di Berlusconi. E questa legittimità era stata accettata dagli italiani; Berlusconi forse non lo sa, ma egli ha ridefinito in questo modo il sentimento della legittimità politica italiana. La nazione di Machiavelli ha il senso che Stati Uniti e Israele sono una forza, l’Islam è una forza, l’Europa non lo è.
Andare in Libano su richiesta di Bush e di Olmert è cercare di assumere in proprio la nuova legittimità politica creata da Silvio Berlusconi e mettere in difficoltà il centrodestra, che capisce quanto sia difficile votare contro una impresa che non ha in sé la possibilità di successo, che umilia l’Italia sottraendole il comando del corpo di spedizione e si incontra sul terreno di una guerra che continua e di una pace non stabilita.
Questa è la più pericolosa delle imprese militari degli italiani in questi anni, perché si svolge sul terreno di una guerra in corso, senza possibilità di imporre la pace a due forze combattenti come Israele e gli hezbollah.
Ciò avviene da parte di un governo in cui la motivazione della spedizione è la sconfitta dell’unilateralismo di Bush e della guerra di Israele. È sulla sconfitta dei due «mandanti» che si vedono obbligati a cercare di interporre una qualche realtà sul terreno tra i due guerreggianti, che è nata questa possibilità per il governo italiano.
Il pacifismo dell’estrema sinistra è vinto dal fatto che il corpo di spedizione italiano in Libano ha per motivazioni politiche che lo giustificano e lo rendono possibile la sconfitta di Bush in Irak e la sconfitta di Israele al sud del Libano. Questo è il grande imbroglio.
Come governo di sinistra il governo Prodi è ostile all’Occidente e vede nella sconfitta dei due pilastri dell’Occidente, gli Stati Uniti e Israele, le ragioni che consentono ai due impotenti, le Nazioni Unite e l’Unione Europea, di rischiare la vita dei soldati sul terreno su cui si combatte la lotta religiosa tra l’ebraismo e l’Islam.