Prodi che fa jogging? L’Italia come un film di Fellini

Egregio dottor Granzotto,
mi aiuti a capire. Leggo sul quotidiano Il Tempo di Roma che più è difficile che Prodi costituisca un governo, più è probabile che diventi capo dello Stato! Conosco poco il meccanismo di elezione del nostro presidente anche se so che - purtroppo - ha portato a quella carica gente come Gronchi, Pertini e Scalfaro.
Ma può darsi che arrivi a farci rappresentare all’estero - in Italia, pazienza: siamo abituati a mostruosità del genere: vedi sopra - da questo imbelle figuro, già ridicolizzato dalla stampa straniera ma soprattutto dal suo operato?
Non dovrebbe esserci un limite al masochismo?
Pier Francesco Pompei - Roma


Tira una brutt’aria per Romano Prodi, caro Pompei. Saranno coincidenze, ma tutto congiura a ritardare il suo insediamento a Palazzo Chigi e non è che i suoi sponsor - mi riferisco a Bertinotti, Fassino, D’Alema e Rutelli – spingano più di tanto per sbloccare la situazione, determinata solo in parte dalla questione brogli e dall’ingorgo istituzionale. È come se la sinistra e la così detta grande stampa abbiano preso atto che il cavallo sul quale avevano puntato, Romano Prodi, appunto, è un brocco. Solo un brocco poteva infatti ridurre ai minimissimi termini l’enorme margine di vantaggio che solo qualche mese fa la sinistra riteneva d’avere già in tasca. Solo un brocco poteva mancare l’occasione per fulminare dopo cinque anni di bombardamento a palle incatenate, roba che nemmeno a Verdun, il Cavaliere e deberlusconizzare il Paese, com’era nelle aspirazioni dei pancipardi, delle signore Verusio e della sinistra pariolina e giornalistica. Che si fa, nel Belpaese, con un brocco che fino a ieri veniva presentato come il Ribot della politica? Mica lo si può mandare a tirar le carrozzelle per i Fori Imperiali: vorrebbe ammettere d’esser stati un po’... un po’... come definì Berlusconi quelli che votano a sinistra contro i propri interessi? Vabbe’, ha capito, caro Pompei. E allora? E allora gli sponsor potrebbero essere tentati di ricorrere alla vecchia italianissma procedura sintetizzata nel promoveatur ut amoveatur. Ovvero liberarsi del brocco spedendolo sul Colle.
Testa quedra capo dello Stato! Sembra una barzelletta (e di quelle che non fanno ridere), ma in politica, come nei film di James Bond, mai dire mai. Per me sarebbe un disastro, caro Pompei, perché Prodi al Quirinale mi porterebbe a rimpiangere, mi vien la pelle d’oca solo a scriverlo, Oscar Luigi Scalfaro. E guardi che non ne faccio una questione politica né mi riferisco alle doti intellettuali, culturali e umane così come alla ben nota carica di simpatia del Nostro. Gli è che Prodi è sedotto dalla propria fisicità, anzi, dalla propria mascolinità. Ma ha visto come si compiace nel mostrarsi alle folle, ai fotografi e cameramen a gambotte nude e infilato nelle mutande stretch da ciclista? Ora io non voglio dire che dovrebbe pedalare alla De Gasperi, con i calzoni alla zuava, ma un quasi settantenne che non abbia pulsioni esibizioniste può sempre scegliere qualcosa d’altro che non siano i knickerbockers o la mutanda elasticizzata, che diamine. Giorni fa, poi, ha voluto farsi immortalare per le vie di Bologna in tenuta da jogging. Si dirà: e allora? Anche George W. Bush fa jogging. Già, ma non inguainato, come lo era testa quedra, in una tuta che sembrava una seconda pelle. Anche lì, non poteva scegliere un abbigliamento sportivo un tantinello meno fasciante, come direbbe la sua estimatrice Natalia Aspesi? Questo è il mio cruccio, caro Pompei: ritrovarmi al Quirinale un Romano Prodi nella versione del giovanilista coi capelli tinti che va orgoglioso del suo presunto fisico da zuvnott, del bagnino in pensione che al bar racconta agli amici di seguitare a far strage di tedeschine. Ma che si fa, l’Italia esce dall’euro ed entra in un film di Fellini?