Il Prodi che è in noi

Non è che la famosa gente prenda coscienza dello scontro di civiltà perché ha letto un editoriale di Ernesto Galli della Loggia. Nessuno vince la propria ovattata indifferenza perché Marcello Pera l’ha richiamato a radici del Sinai e del Golgota. Neppure se ci fosse un’esplosione in un luogo simbolo del Paese, superato lo spavento, la maggioranza degli italiani sfuggirebbe all’impressione-rimozione che trattasi comunque di una dimensione altra, calore ma non fuoco. Incendieranno in Parlamento, magari: mai la mia auto, il mio tostapane. La gente ­ che siamo noi, e che Prodi vellica ­ tende a occuparsi di ciò che riesca a valicare la mitica soglia domestica: dunque censura l’orrore - le sue immagini - e non percepisce la crudezza della sfida e dunque la sfida stessa. I dettagli di vite frattanto percettibilmente mutate ­ paura di viaggiare, code negli aeroporti, polizia dappertutto ­ via via ridivengono l’immane seccatura che è ogni guerra per un civile. Nell’attesa, toccategli tutto ma non la gara di Silverstone. Toglietegli la Domenica sportiva e avrete invece una vivida presa di coscienza dell’Occidente. Non succederà, ma c’è un dettaglio: i prossimi siamo noi.