Prodi chiama l’ambasciatore Usa ma Washington lo smentisce

Il leader dell’Unione: l’allarme è partito dal governo italiano. Il dipartimento di Stato replica: no, è basato solo sui fatti

Massimiliano Scafi

da Roma

«Americani in Italia, state attenti alle manifestazioni e al terrorismo». Che cos’è, un travel warning, un allarme rosso in piena regola, una mezza ingerenza nei nostri affari interni in vista delle elezioni del 9 aprile? O è soltanto un public announcement, un avviso alla prudenza ai viaggiatori, quasi un atto dovuto dopo «le preoccupazioni espresse dal governo italiano su possibili dimostrazioni di piazza organizzate da no global e gruppi anarchici», come spiegano a Washington? O «un avvertimento basato su fatti e non su ragioni politiche», come puntualizza il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack? La questione, oltre che lessicale e di traduzione dall’inglese, è anche molto politica. Infatti, la nota del Dipartimento provoca subito il risentimento di Romano Prodi, che di prima mattina chiama l’ambasciatore Ronald Spogli per avere chiarimenti. «Ho chiesto spiegazioni all’ambasciatore americano - racconta - e mi ha detto che questa è la prassi. Ma io sono rimasto molto colpito, perché una mossa del genere, con elezioni così vicine, può portare un senso di angoscia e di paura, e non ce n'è proprio bisogno. Ora si avvicina il momento della riflessione, i cittadini devono poter decidere liberamente. E il dibattito politico deve muoversi con regole precise, non con fuochi d'artificio tutti i giorni».
Dunque, un allarme ispirato? No, replicano a Foggy Bottom. «Il governo americano - dice Amanda Rogers-Harper, funzionaria del servizio informazioni del Dipartimento di Stato - ha recepito la preoccupazione espressa da vari esponenti del governo italiano di possibili pericoli derivanti da manifestazioni di protesta alla vigilia delle elezioni e ha risposto come è norma in circostanze simili, consigliando cautela ai viaggiatori Usa, come è successo in occasione del voto in Irak e in Afghanistan». Un avviso nato da «contatti diretti» e da «organi di informazione».
Qualche ora più tardi l’ambasciata di via Veneto cerca di ridimensionare il caso, pubblicando sul suo sito internet una serie di otto domande con otto risposte che servono a chiarire il senso dell’intervento. Si legge quindi che non ci sono «pericoli specifici», che non ci sono «zone off-limits», che non c’è un cambiamento «del livello di minaccia per l’Italia». Palazzo Chigi «è al corrente di quest’avviso» e l’ambasciata non ha valutato eventuali impatti sul voto perché «la nota è destinata agli americani».
Una spiegazione che non tranquillizza il Professore. Che infatti rilancia la polemica. «L’allarme è partito dall’Italia - sostiene -. Sul sito e nelle dichiarazione della Rogers-Harper leggo che l’avviso è stato diffuso perché le autorità italiane hanno dichiarato che il periodo precedente le prossime elezioni politiche costituisce una ragione di preoccupazione. Leggo pure che il governo italiano è al corrente di questo comunicato, che corrisponde a varie dichiarazioni pubbliche». Conclude il leader dell’Unione: «Ancora una volta, come nel caso delle politiche fiscali, si è voluto agire sull’emozione e sulla paura senza preoccuparsi dei danni prodotti al Paese». Quanto al Cavaliere, che lo accusa di aver sconfinato, «nessuna intromissione, ma una richiesta di spiegazioni che anche Berlusconi avrebbe dovuto affrettarsi a chiedere».
Ma da Washington negano decisamente di essere stati imbeccati. «È responsabilità del nostro governo, cioè del governo statunitense, diramare avvisi pubblici come quello diffuso ieri sull'Italia», afferma in serata il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack. Questo tipo di comunicati, aggiunge, «sono basati su fatti», e quello che riguarda l'Italia fa riferimento «a dimostrazioni, grosse dimostrazioni, che possono iniziare pacificamente, ma che possono degenerare in violenze». Precisa anche la Rogers-Harper: «Ho detto ieri che le autorità italiane hanno affermato che il periodo intorno alle elezioni costituisce una stagione di preoccupazione. Mi riferivo ad affermazioni pubbliche».
Eppure nello staff di Prodi non si considerano smentiti dagli americani. «Nessuno ha detto - dice Silvio Sircana - che il governo italiano ha “suggerito” la nota del Dipartimento. Il punto da chiarire è che informazioni e messaggi sono stati dati agli Stati Uniti per determinarli a dichiarare quanto hanno dichiarato».