Prodi chiede il silenzio stampa. "Situazione molto complessa"

D’Alema: &quot;Tutte le condizioni per la liberazione sono state realizzate&quot;. Il premier: &quot;Ma meno si parla meglio è&quot;. Tensioni con <em>Emergency</em>

Roma - La richiesta del silenzio stampa sulla drammatica vicenda del rapimento Mastrogiacomo arriva nel pomeriggio dalla Farnesina, dove per tutta la giornata sono stati presenti il direttore di Repubblica Ezio Mauro e la moglie del giornalista. «Tutte le condizioni poste per la liberazione» dell’inviato di Repubblica «sono state realizzate», si legge in una nota del ministero degli Esteri. E ora, «per facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie coinvolte, si rende necessario, in questa fase di estrema delicatezza, chiedere ai mezzi di informazione di osservare il silenzio stampa».
Andando alla messa vespertina, il presidente del Consiglio spiega: «Lo abbiamo chiesto proprio perché le cose possano essere fatte nel miglior modo possibile, non chiedetemi altro».

Al termine di una giornata iniziata all’insegna dell’ottimismo e dell’attesa di una svolta imminente, si comprende che le cose in Afghanistan si sono di nuovo complicate. E che il governo, allarmato dal turbinio di voci contrapposte sulle trattative coi talebani, cerca di riprendere il controllo di una situazione ingarbugliata. Romano Prodi, asserragliato a Palazzo Chigi con il suo staff e attaccato da ore al telefono, esce nel pomeriggio per un caffè e un breve incontro con i cronisti: «Stiamo lavorando per le poche cose che possiamo fare oggi: in Afghanistan sta venendo buio, lo sapete. E comunque in questo momento meno si dice e meglio è. Stiamo lavorando dall’alba e continueremo».

È toccato al portavoce del governo, Silvio Sircana, di smentire nel primo pomeriggio che la liberazione fosse imminente: «Non abbiamo conferme che sia stato rilasciato», e di certo «non è» in mani italiane: «La cautela è massima finché non lo vediamo. È il momento in cui bisogna essere più cauti e attenti».
Sircana conferma che il governo sta facendo «molte telefonate», «non possiamo muovere altro», aggiunge. Il presidente afghano Karzai sembra in questi giorni il principale interlocutore di Palazzo Chigi, e intanto trapelano voci e sussurri sulle tensioni con i mediatori di Emergency (che ieri in tarda mattinata smentivano seccamente che fossero state «soddisfatte le condizioni che, a ragione, coloro che detengono Mastrogiacomo si attendevano»); sui malumori anche interni al governo rispetto ad alcune uscite giudicate improvvide (raccontano che al ministero della Difesa non siano stati entusiasti dell’invito dei talebani a un tavolo di pace avanzato da Piero Fassino); delle difficoltà dei servizi segreti ad agire in questa situazione. Mentre da Kabul rimbalzano indiscrezioni allarmanti: il terzo comandante talebano di cui era stata chiesta la liberazione avrebbe rifiutato di essere consegnato ai suoi ex commilitoni, si parla di una nuova richiesta avanzata dai rapitori che però comporterebbe l’apertura di un’ulteriore trattativa italiana, questa volta col Pakistan. Il «puzzle è molto complesso», ammette Sircana. E col buio «non si attendono nuovi sviluppi», dicono dalla Farnesina.