«Prodi ci ha snobbato, confidiamo nel Cavaliere»

nostro inviato a Taormina (Messina)
Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, nell’incontro con il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi di giovedì scorso c’è stata «totale sintonia» sulla necessità di diminuire la spesa pubblica, soprattutto quella improduttiva, e abbassare la pressione fiscale su imprese e famiglie.
«Con Berlusconi abbiamo avuto un incontro molto positivo e gli abbiamo fatto presente che, se il risultato elettorale sarà favorevole, gli imprenditori hanno necessità di una politica che sia qualitativamente migliore di quella che abbiamo visto fino a oggi».
Quali sono le altre priorità per Confartigianato?
«È necessario introdurre una seria attività di rilancio delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Ma partendo dall’alto e non dal basso come ha fatto Bersani, ossia intervenendo in settori come l’energia, i trasporti e i servizi pubblici locali. Sarebbe un bel segnale».
Come dovrebbe agire il vostro governo ideale?
«Qualsiasi provvedimento dovrebbe essere preso solo dopo che sia stato misurato l’impatto sul sistema delle piccole e medie imprese. Se esaminiamo la situazione dal punto di vista dei provvedimenti fiscali del governo Prodi, si nota che sono stati tutti a vantaggio della grande impresa. Bisogna fare il contrario. La grande industria ha avuto una riduzione delle imposte di 6 miliardi, le nostre imprese si sono viste aumentare la pressione fiscale di tre punti percentuali».
A questo scopo chiedete l’istituzione di un’Agenzia per le pmi a Palazzo Chigi.
«Esiste già un sistema territoriale fatto di uffici delle associazioni di categoria. Perché l’imprenditore che vuole avviare un’azienda deve fare un calvario di 10 stazioni? I mali li conosciamo, bisogna trovare la medicina adatta, altrimenti altro che “Rialzati, Italia!”».
Meno Stato e più mercato, quindi?
«Non è una gara tra pubblico e privato ma tra chi si confronta con il mercato e chi vive in un recinto protetto. L’Alitalia la paghiamo tutti, anche mia madre che non ha mai volato».
La riforma della contrattazione come va affrontata?
«Il protocollo per la contrattazione territoriale, sottoscritto con i tre principali sindacati confederali, è rimasto sulla carta perché la Cgil ha difficoltà ideologiche. Un’altra questione importante è alleggerire gli oneri sugli straordinari è un incentivo alla produttività. Nelle nostre aziende non c’è conflitto sociale perché spesso datore di lavoro e dipendente hanno le stesse mansioni».
Anche la concertazione va rivista?
«La liturgia della concertazione con la tavolata di Palazzo Chigi non ha senso dopo l’aggressione subita da Visco con la Finanziaria di due anni fa. Noi abbiamo già semplificato attuando un coordinamento tra Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Cna e Casartigiani che rappresentano oltre 4 milioni di imprese».
Molti sono stati sorpresi dall’invito che lei ha rivolto a Berlusconi per la vostra assemblea di giugno augurandosi di rivederlo in veste di presidente del Consiglio.
«Negli ultimi due anni non abbiamo avuto il piacere di ospitare Prodi che aveva altri impegni. Il nostro invito a Berlusconi è stato un segnale di augurio e di disponibilità».