Prodi ci riprova: "Meno tasse" Bce: "Niente aumenti salariali"

L'atteso vertice di maggioranza si apre con il premier che ostenta ottimismo sul futuro: "Riduzione concreta del carico fiscale, a vantaggio dei salari e
dei bassi redditi. Risorse aggiuntive allo sviluppo&quot;. Duro monito di Trichet alle parti sociali: <strong><a href="/a.pic1?ID=233070">&quot;No ad aumenti salariali destabilizzanti&quot;</a></strong>

Roma - L'atteso vertice della maggioranza sull'economia è l'occasione, per il presidente del Consiglio, di tornare a fare promesse agli italiani. In realtà le promesse sono sempre le stesse: meno tasse e più sviluppo in primis. "Vorrei essere molto chiaro e vorrei che ne fossimo tutti consapevoli - esordisce Romano Prodi a Palazzo Chigi -. Gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del Paese. Una più equa distribuzione del reddito dipende anzitutto dalla crescita economica e dalla contrattazione".

"Riduzione del carico fiscale" "Con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con le risorse che saremo capaci di generare possiamo, però, muoverci nella direzione di una riduzione concreta del carico fiscale, a vantaggio, innanzitutto dei salari e dei bassi redditi. Non un euro senza un impegno forte delle forze sociali per più produttività, maggiori salari e maggiori investimenti. Ovviamente tutte le operazioni fiscali devono essere compatibili con la riduzione e con l’abbattimento del debito pubblico. Non dovremo chiedere un euro in più ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il risanamento dei nostri conti".

Rendite finanziarie Prodi promette un intervento sulla tassazione delle rendite finanziarie: "Pur con tutte le cautele, legate al momento delicato che vivono in questo momento i mercati finanziari, è difficile continuare con l’anomalia di un sistema nel quale il lavoro e l’impresa sono tassati più che le rendite finanziarie. Nessun intento punitivo, naturalmente. Semplicemente la riconduzione delle nostre regole a principi di maggiore semplicità (come l’uniformità dell’aliquota al 20%) e di giustizia distributiva".

Dini: "Intervenire solo sui titoli nuovi" "Un’armonizzazione del’aliquota è desiderabile, ma il governo deve valutare se è il momento opportuno". Lo ha detto il leader dei liberaldemocratici Lamberto Dini, lasciando il vertice dell’Unione. Dini si limita a porre alcuni paletti all’intervento: "Va fatta solo sui titoli di Stato di nuova emissione, altrimenti per i risparmiatori che hanno acquistato ci sarebbe una perdita di valore e una truffa da parte dello Stato".

L'appello alla maggioranza: "Avanti uniti" "A voi - ha detto Prodi ai leader della maggioranza - chiedo un impegno fatto di idee, proposte e partecipazione. E se c’è condivisione di questi obiettivi vi invito a procedere uniti perché, grazie al lavoro finora svolto, abbiamo davvero la possibilità di sviluppare a pieno le energie dell’Italia. Su queste grandi obiettivi è mia intenzione procedere con determinazione".

"Più risorse allo sviluppo" "Tutte le risorse aggiuntive le dedicheremo allo sviluppo - ha precisato Prodi -. Il contenimento strutturale delle spese improduttive sarà la fonte principale da cui trarre le risorse, perchè il nostro Paese possa godere nel tempo di finanze sane e concentrate sulle sue grandi priorità della crescita e dell’equilibrio sociale, riducendo in parallelo quell’enorme trasferimento dai redditi alla rendita che è oggi ancora costituito dagli oltre 70 miliardi di euro di interessi che ogni anno lo Stato paga sul suo debito.

"Risanamento compiuto" "Il risanamento che siamo stati capaci di realizzare finora è figlio non solo dell’andamento del gettito fiscale, ma anche di un’azione più costante, più capillare, più credibile nel contenimento delle spese" chiosa il capo del governo. "Tutto ciò che sarà recuperato dall’evasione fiscale o da altre forme di extra-gettito dovrà essere indirizzato alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori e delle famiglie". Del resto - prosegue il premier - "questa è stata la decisione del parlamento assunta in sede di esame e approvazione della Legge Finanziaria".