Prodi comprava Telecom con i soldi del Valico

Paola Setti

Per dirla con Antonio Di Pietro che l’ha bocciato: ma che c’azzecca il Terzo valico con Telecom? Ebbene c’azzecca.
Disse il ministro alle Infrastrutture ospite qualche tempo fa della Regione Liguria che il treno veloce Genova-Milano non si farà perché non ci sono i circa 5 miliardi di euro necessari a realizzarlo. Le carte ufficiali sull’iter dell’opera raccontano però una storia tutta diversa. In effetti le risorse, per la precisione 4.897 milioni, si sarebbero dovute trovare attraverso la Infrastrutture Spa, che avrebbe dovuto emettere bond sul mercato internazionale, come previsto dalla delibera del Cipe del 2005 che ha approvato progetto definitivo e copertura finanziaria. Ispa oggi è confluita nella Cassa depositi e prestiti, la stessa che, stando a quel piano Rovati che ha portato alle dimissioni di Marco Tronchetti Provera e imbarazzato non poco il governo Prodi, avrebbe dovuto comprare la Rete fissa di Telecom. Ebbene. Se la Cassa aveva a disposizione 9 miliardi di euro per l’operazione telefonia, evidentemente, a maggior ragione adesso che il piano Rovati è stato smentito dallo stesso presidente del Consiglio, dovrebbe poterne sborsare 5 per il Terzo valico. Del resto, la dotazione della Cassa ammonta a qualcosa come 50 miliardi di riserve statali. La questione è stata posta al ministro un paio di giorni fa dal deputato di Forza Italia Franco Stradella, che alla Camera, durante la discussione su due mozioni su Tav Torino-Lione e Terzo valico presentate da Valter Zanetta di An e da Mario Tassone dell’Udc, ha fatto notare come per finanziare l’opera che collega Liguria, Piemonte e Lombardia basterebbe attenersi a quanto già stabilito dal Cipe: «Se il ministro andasse a leggersi le delibere vedrebbe che quanto afferma a proposito dei finanziamenti mancanti non è vero».
Ed eccole, le carte. Il carteggio fra Governo italiano e Unione europea, nel quale quest’ultima si impegna a coprire il 20 per cento dell’opera. La legge Finanziaria 2006, che all’articolo 17 prevede un contributo di 15 milioni di euro per 15 anni, pari a 225 milioni di euro, per la realizzazione delle opere propedeutiche. Il protocollo d’intesa dello stesso ministero delle Infrastrutture con la Regione Liguria, che si impegna al pagamento di 40 treni al giorno. Soprattutto, i bond dell’ex Ispa, oggi Cassa depositi e prestiti.
L’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti non poté varare il decreto di autorizzazione all’emissione di bond, perché la delibera del Cipe non era ancora stata registrata dalla Corte dei Conti, né pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Adesso però quei passaggi sono stati compiuti: il 26 luglio scorso quella della Corte dei Conti, il 25 agosto quello della Gazzetta Ufficiale. A concludere l’iter, e dare avvio ai lavori, manca solo la firma sull’autorizzazione all’emissione dei titoli obbligazionari da parte della Cassa depositi e prestiti, oltre naturalmente al trasferimento dei 255 milioni stanziati dalla Finanziaria.
Che cosa stia aspettando il Governo, lunedì sarà l’onorevole dell’Udc Vittorio Adolfo a domandarlo, con un’interrogazione, a Di Pietro e al ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Si accettano scommesse sull’esito. Nella seduta del 27 settembre le mozioni di An e Udc che impegnavano il Governo a fare terzo valico e Tav sono state respinte. Come dire che il Governo è contrario anche alla realizzazione della Torino-Lione. Là dove il centrodestra in aula ha fatto notare come non finanziari siano i problemi, ma di condizionamento da parte della sinistra radicale dell’Unione, dai Verdi al Rifondazione. Loro, almeno, non hanno fatto mai misteri: «La Tav e il Terzo valico non si faranno».